Circolo Gramsci Cagliari

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Antonio Gramsci e l?urgenza storica di un partito comunista PDF Stampa E-mail
Scritto da Laura   
Mercoledì 27 Settembre 2006 14:43
"Il diavolo nell?ampolla? - Antonio Gramsci, gli intellettuali e il partito?
un libro di Gianni Fresu

Antonio Gramsci e l?urgenza storica di un partito comunista

di Claudio Grassi
?Liberazione?, mercoled? 20 settembre 2006

?Il diavolo nell?ampolla? - Antonio Gramsci, gli intellettuali e il partito (La Citt? del Sole, 2005, 289 pagine) intreccia l?analisi della teoria gramsciana del partito (e il tema della ?dittatura di ferro degli intellettuali, la pi? persistente delle superstizioni, che condanna le masse ad una condizione immutabile e violenta di subalternit??) con la disamina storica delle vicende interne al gruppo dirigente del Pcd?I. E? un libro ambizioso nell?oggetto, dunque, ma... anche nello spirito, nella misura in cui interviene indirettamente sull? oggi rivendicando la necessit? dell??intellettuale collettivo? contro il ?cadornismo? e il centralismo burocratico. Un libro animato dalla volont? di costruire una ?grande ambizione?, appunto, quella di cui parla Gramsci nel Quaderno 6: la simbiosi tra i soggetti subalterni e le istanze di partecipazione, coinvolgimento e democrazia a cui il partito comunista deve dare voce. Il lavoro di Gianni Fresu sembra voler seguire questa direttrice, affermando, attraverso l?indagine puntuale di un plesso tematico assai intricato (funzione degli intellettuali, ruolo del partito rivoluzionario, teoria e prassi della classe), l?urgenza storica di un partito comunista in reale sintonia con le classi subalterne. Vi ? una oggettiva interdipendenza tra le questioni che Fresu affronta e, in particolare, tra il superamento dello stato di soggezione delle masse e la costruzione del ?moderno Principe?. Il Partito, inteso come strumento del riscatto e della liberazione, ? la cellula della ?citt? futura?: al suo interno non pu? riprodursi quella divaricazione tra dirigenti e diretti che sorregge l?auto-conservazione del capitalismo. Ma il rischio che in quella divaricazione cada anche il partito comunista non ? effimero; ? strutturale: si corre cio? nella misura in cui il partito militarizza se stesso, collocandosi giocoforza all? altezza delle forme organizzative che la borghesia si d?, tanto sul piano sociale quanto sul piano politico. In questa risposta simmetrica del proletariato organizzato l?accentramento e il ?cesarismo? diventano infatti gli unici mezzi in grado di garantire "una esecuzione puntuale degli ordini nella battaglia quotidiana".

Ma ? sul piano concreto dei rapporti di produzione, cos? come essi si sviluppano nella fabbrica fordista, che la ?legge ferrea delle oligarchie? pu? essere spezzata. Gramsci lo verifica nel vivo dell? esperienza torinese, dalla quale trae indicazioni ricche di prospettiva, tali da poter ?saldare il presente all?avvenire?.

La rivoluzione comunista persegue l?autonomia del produttore. La sua sperimentazione conduce Gramsci a considerare stretto il ?rapporto tra produzione e rivoluzione come antitesi alle deleghe passive ad organismi burocratici?. Il Consiglio di Fabbrica ?, dunque, in nuce, l? autogoverno della classe operaia. E si impone come tappa fondamentale del processo di superamento del capitalismo, oltre che sul piano economico, anche al livello della coscienza di s? del proletariato industriale, il quale acquisisce, per questa via, ?una psicologia da classe dominante?. Individuata nella produzione la fonte del potere e della sovranit?, i lavoratori sono finalmente autonomi e quindi non pi? disposti a cedere, nemmeno al partito socialista, nemmeno al sindacato, la sovranit? acquisita; anzi: rivendicano il diritto di concorrere alla costruzione della societ? socialista attraverso l?articolazione diffusa degli istituti consiliari. La fabbrica diventa perci? ?il territorio nazionale dell?autogoverno operaio?, il luogo della formazione autonoma, autodidatta, del proletariato, assumendo, nei fatti, una valenza pienamente rivoluzionaria.

Il Partito a cui alludono le riflessioni gramsciane ? questo: il prodotto politico dell?autonomia operaia e, contestualmente, lo strumento di sintesi e coordinamento della presenza dei comunisti dentro la societ? complessa, quella che moltiplica e differenzia i bisogni individuali e collettivi rendendo necessario un intervento molecolare e diversificato. E? un partito dinamico che investe sulla natura ?processuale ed organica? della rivoluzione proletaria.

Le masse, in questo contesto, non sono e non possono essere l?oggetto passivo della propaganda del partito. Gramsci esprime, anche su questo terreno, il totale rigetto della cultura determinista propria del socialismo italiano. Come sul piano teorico le leggi storiche non disegnano predestinazioni insensibili all?intervento soggettivo, cos? sul piano della pratica politica non ? pensabile procedere per deduzione schematica da principi astratti, primo fra tutti la concezione del partito come ?organizzazione militare priva di anima, fondata sulla pura obbedienza e quindi sulla quasi sovrumana capacit? di un capo o di un ridotto gruppo dirigente di fare fronte a tutto? (Lettera di Togliatti a Gramsci del 23 febbraio 1924).

Il confronto tra Antonio Gramsci e Amedeo Bordiga viene ricostruito da Gianni Fresu con precisione, servendosi di un ampio apparato documentale. L?autore, attraverso i passaggi pi? significativi del dibattito interno al Pcd?I sino al Congresso di Lione del 1926, rileva apertamente l?inconciliabilit? delle due concezioni del procedere storico e del partito. Per Bordiga - scrive Fresu - ?senza partito non esiste la classe?. ?La vera e l?unica concezione rivoluzionaria dell? azione di classe sta nella delega della direzione di essa al partito?, afferma Bordiga, eludendo totalmente il nodo del consenso o, in termini propri, il tema dell?egemonia, intesa come costruzione di un ?sistema di alleanze indispensabile perch? il proletariato possa diventare classe dirigente e dominante?. Cos? invece si esprime Palmiro Togliatti ne La formazione del gruppo dirigente del Partito comunista italiano nel 1923-24, descrivendo il partito sotto la direzione di Bordiga: ?Posto il fine ultimo della conquista del potere, scompariva la variet? delle posizioni intermedie, era negato il valore del movimento politico democratico e dell?avanzata sul terreno della democrazia, gli avversari divenivano tutti eguali n? era pi? possibile alcuna conquista di alleati [?] la coerenza diventava testardaggine?.

No, il partito di Antonio Gramsci ? altro: si trasforma nello svilupparsi della rivoluzione; rivolge lo sguardo, come in Eugenio Curiel, al carattere progressivo della democrazia a cui intende dare vita; ? parte integrante della riforma intellettuale e morale della societ? civile; partecipa del progetto di educazione della coscienza di classe del proletariato. Senza egemonia culturale, in definitiva, non si d? direzione politica. E non ? casuale che Gramsci valorizzi, sul piano teoretico, il carattere processuale del superamento del capitalismo. La dialettica ? il motore della storia e l?analisi marxiana delle sue contraddizioni ? ?filosofia generale?, nella quale - come annota Fresu - ?si intrecciano organicamente i concetti di storia, economia, politica? e dentro cui non trova posto il concetto di ?legge inevitabile?. L?intervento soggettivo risulta quindi determinante. Per questo ogni relazione egemonica ? relazione pedagogica, ossia un rapporto dinamico, finalizzato all?auto-riforma, all?interno del quale convivono disciplina e cooperazione.

Ci? vale anche per il partito comunista, in cui ciascuno deve essere posto nelle condizioni di agire autonomamente (?in connessione con il lavor?o del proprio cervello?, scrive Gramsci) e, nello stesso tempo, coordinatamente all?insieme. E? la tendenziale sincronia tra l? affermazione del partito comunista e la socializzazione della produzione che rende necessaria la partecipazione diffusa e diretta di tutti alla direzione del partito. Di nuovo: acquisisce una centralit? sostanziale il protagonismo delle classi subalterne, che vanno innanzitutto conosciute nel vivo della pratica sociale.

Il lavoro di Gianni Fresu ci consegna, attraverso uno studio davvero apprezzabile del pensiero del dirigente ed intellettuale sardo, un quadro di notevole complessit? e la chiave per interpretarlo. Ma cosa ci direbbe, oggi, Antonio Gramsci? Cosa direbbe della nuova composizione del ?soggetto della trasformazione?? Cosa, ancora, delle difficolt? della sinistra, della crisi del blocco storico progressista?

La strada pare essere, ancora una volta, quella dell?inchiesta e dell? attenzione mai settaria, mai dogmatica ad ogni movimento reale che, ai diversi livelli della societ? capitalistica, sembri anticipare il germe della citt? futura.