| Lettera aperta a Angela Nocioni |
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| Scritto da Matteo Quarantiello |
| Martedì 05 Giugno 2007 15:50 |
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di Clemente Granieri * su redazione del 04/06/2007 ...ed al direttore di Liberazione Piero Sansonetti Brevemente volevo intervenire sull'articolo da Lei pubblicato il 30 maggio sul giornale del Partito della Rifondazione Comunista - SE, intitolato "Cuba si salvi chi puo’….i giovani sognano la fuga”Con la massima sincerità ritengo di poter dire che la questione affrontata, dovrebbe essere inquadrata in un'ottica che vada al di là di un semplice filone giornalistico (che dura oramai da oltre 10 anni in Italia) imposto “dall'alto” come appare dall'articolo... nota: http://www.esserecomunisti.it/ di Clemente Granieri * su redazione del 04/06/2007 ...ed al direttore di Liberazione Piero Sansonetti Brevemente volevo intervenire sull'articolo da Lei pubblicato il 30 maggio sul giornale del Partito della Rifondazione Comunista - SE, intitolato "Cuba si salvi chi puo’….i giovani sognano la fuga”Con la massima sincerità ritengo di poter dire che la questione affrontata, dovrebbe essere inquadrata in un'ottica che vada al di là di un semplice filone giornalistico (che dura oramai da oltre 10 anni in Italia) imposto “dall'alto” come appare dall'articolo. Non è questo il luogo e non siamo le persone adatte per poter dire che Cuba è, o non è, il luogo nel quale effettivamente esiste un governo capace di essere punta di diamante di una lotta al capitalismo con efficaci ed efficienti strutture e sovrastrutture che sono l'esatto opposto di cio' che in un modello cosiddetto occidentale possiamo trovare, ciò meriterebbe un'analisi di fase degna di intellettuali di livello mondiale, che ne sono stati capaci nei tempi passati ed anche nell’ultimo anno con un convegno proprio all'Havana. Ciò non esula dall’affermare che spesso l'arroganza di chi crede di detenere il bene prezioso della libertà, sia solamente un mezzo di colui o colei che poi realmente gestisce e riesce a manipolare, grazie a rapporti di forza favorevoli, non piu' un semplice "momento" o “fatto” ma addirittura di falsificare l'”evidenza storica” immaginando un riscontro positivo in qualsiasi caso, poichè basta che ciò che è stato detto venga ripetuto piu' volte (magari cavalcando inconsciamente l’onda della degenerazione intellettuale), per convincere un pubblico abbastanza assuefatto ed anestetizzato che spesso è disinteressato o rinchiuso in proprie dinamiche personali, che quella falsificazione orrenda, che anche chi l'ha scritta o detta ben conosce, é verità assoluta. Non c'è prevaricazione piu' grande di questa, ma vengo subito al punto nodale di questa questione. Avere la presunzione di far credere l'inverosimile, in ogni caso, denoterebbe disonestà in un mondo onesto, mentre allo stato dell'arte risulta difficile credere che questo atteggiamento non derivi unicamente da un enorme calo di cultura di base, da una strangolatura che lo spirito critico generale ha subito, ed aggiungere poi, anche, il ricatto personale basato su questioni materiali come l'essere per forza schiavi e carnefici allo stesso tempo per poter sopravvivere in un sistema che questo ti impone (ad esempio contratti lavorativi a rischio presso un giornale in difficoltà rispetto alla linea politica), nient'altro porta che ad una perdita di dignità prima personale e poi generale che non si estingue in un batter d'occhio, ma che anzi, necessiterebbe lasciare i propri interessi personali per far posto a quelli collettivi. Nel momento in cui anche Lei farà questo passo, sara' capace di scrivere un articolo contro l’attuale governo cubano e contro coloro che lo sostengo, certo, ma almeno dignitoso, sul quale potersi confrontare con chi la pensa in maniera differente proprio come accade a Cuba da 47 anni. Devo ammettere che in questo caso il dovere di cronaca che ogni giornalista possiede e deve possedere è svanito lasciando il posto al più classico degli errori in questo campo: la superficialità. In un momento storico come quello attuale, credo che un dibattito ampio sulle realtà del Sud e Centro America debba essere considerato tra le priorità della politica internazionale, un dibattito che sappia porre sul tavolo i temi cruciali che attraversano quelle zone del mondo alle quali spesso poco è rivolto il nostro occhio, ma dalle quali tanto ci si aspetta affinché si determini un equilibrio che ora come ora si stenta ad intravedere possibile senza una cooperazione con tali realtà. Cordiali saluti * segretario Circolo “Lenin” a Montecalvario PRC (Napoli – centro storico) nota: http://www.esserecomunisti.it/ |


