Circolo Gramsci Cagliari
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Chavez:"Viva la dignità del nostro popolo, viva la sovranità, viva il Venezuela |
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Scritto da Matteo Quarantiello
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Venerdì 22 Giugno 2007 14:09 |
 di Hugo Chavez
su altre testate del 02/06/2007 - Discorso del Presidente della Repubblica Bolivariana di Venezuela Hugo
Chavez durante la Concentrazione Bolivariana Antimperialista -
Viva la dignità del nostro popolo, viva la sovranità, viva quindi il
Venezuela libero e sovrano, degno e grande.
Ottimo giorno il 2 giugno.
Vi voglio dire qualcosa dal profondo del mio cuore, dal profondo della
mia anima: quel grido che sembra una canzone, quel grido che viene
dalle gole del popolo, quella canzone che viene dall'anima popolare e
che sento da diversi anni, dal 1992, da quei giorni difficili quando
iniziava a nascere la patria nuova, da quei giorni terribili in cui ero
dietro le sbarre della prigione, la prigione della dignità, iniziai a
sentire da lontano il canto: “Chavez, amigo, el pueblo està contigo”.
Voglio che sappiate che quel grido, che quel canto popolare che avete
inventato, per me è sacro. Voglio che sappiate che quel grido popolare
arriva fino al profondo delle mie viscere, e mi dà una forza
misteriosa, magica, una forza senza limiti, incommensurabile.
È la forza dell'amore, della fede, della speranza, che mi ha
accompagnato nei grandi eventi di massa e nei momenti di solitudine in
questi ultimi 15 anni della mia vita.
Per questo vi rispondo “Pueblo, amigo, Chàvez estarà siempre contigo”.
Questo umile Chàvez, questo umile contadino, questo umile soldato sarà
sempre e per sempre con te, popolo, dignitoso, grande, eroico; ti amo
popolo venezuelano, più della mia vita.
E tutta la vita che mi resta, voi lo sapete, non è mia, è vostra, è del
popolo venezuelano; oggi è il 2 giugno, là in fondo è uscito un
arcobaleno. Mi ha detto Juan Barreto: “Guarda l'arcobaleno che è
uscito, è il simbolo di TVeS, Televisione Venezuelana Sociale”.
Non so chi l’abbia progettato, sembra un gigantesco proiettore.
Guardate, alcune luci che escono a oriente di Caracas e proiettano nel
cielo semicoperto di questo 2 giugno l'arcobaleno, che è il simbolo
della più profonda, della più armoniosa delle diversità che formano con
i propri diversi colori l'armonia nell'unità.
La TVeS, una bambina che cammina appena, muove i primi passi. Ieri ho
parlato al telefono brevemente con la Presidentessa di TVeS, la
compagna Lil Rodriguez, grande professionista. A lei, a tutto il
personale della direzione, ai lavoratori, va l'apprezzamento del popolo
venezuelano ed il benvenuto in questa prima settimana di lavoro. [...]
Le nuove Università che la rivoluzione ha creato per chiudere con la
volgare esclusione che tanti danni ha fatto al Venezuela e soprattutto
al popolo. Bene compagni, oggi facciamo un omaggio.
Voi sapete che mi appassiona molto la storia, perché la storia è
maestra, è specchio, è la fonte da cui dobbiamo bere per comprendere i
nostri tempi, è la base della filosofia, così dice Marx in diversi
scritti. I grandi hanno dovuto appoggiarsi necessariamente alla storia.
La filosofia non è altro che l'espressione degli eventi storici
interpretati dai pensatori e strutturati in corpo filosofico. Quello
che oggi vediamo, quelle strutture, quegli edifici, questa valle, quei
barrios, questa strada, sono il prodotto di una storia. Noi siamo il
prodotto di una storia. [...]
Oggi si compiono 45 anni dalla ribellione civico-militare patriottica e
rivoluzionaria de “El Porteñazo”, e rendo omaggio ai martiri del 2
giugno 1962.
Rendo tributo a tutti i soldati, gli uomini e le donne che caddero
innalzando le bandiere della ribellione contro quel primo governo del
“Patto di Punto Fisso”, che cominciò ben presto a pugnalare alla
schiena le speranze del popolo venezuelano venute alla luce il 23
gennaio del 1958.
Il Porteñazo, così come il Carupanazo e molti altri eventi
rivoluzionari, popolari, civico-militari, furono i primi segnali, le
prime risposte al tradimento preparato nel “Patto di Punto Fisso” da
una delle élite maggiormente subordinate all'imperialismo
nordamericano.
Noi veniamo da questa storia, e io come soldato e come uomo di questo
popolo non voglio aspettare che passi la data di oggi senza dire: viva
il Porteñazo! Viva i suoi soldati, i suoi uomini, la sue donne, i suoi
martiri che portiamo nell'anima, nel sangue, nel respiro e nella
speranza.
Da quel cammino siamo giunti e per quel cammino siamo arrivati al 4
febbraio, ed è lo stesso cammino che ci ha portato qui 45 anni dopo il
Porteñazo. [...]
Ricorderete che l'ho detto molte volte: il 3 dicembre non sarà un punto
d'arrivo, ma un punto di partenza. L'ho ripetuto il 10 gennaio quando
abbiamo assunto l'incarico per il nuovo periodo di governo 2007-2013.
[...] Dal 10 gennaio sono passati solo 140 giorni e noi possiamo dire
che il nuovo governo, il nuovo ciclo, il nuovo periodo, si è
caratterizzato per l'accelerazione del processo di trasformazione
rivoluzionaria. In soli 140 giorni abbiamo recuperato pienamente la
capacità operativa, strategica, di quell'esteso territorio sotto il
quale si trova la riserva di petrolio più grande del mondo. Voi sapete
che mi riferisco al lembo petrolifero dell'Orinoco, adesso totalmente
controllata dal Venezuela, dai venezuelani e dalle venezuelane, dalla
nostra PDVSA.
In questi 140 giorni, abbiamo nazionalizzato un impresa di alto valore
strategico, adesso controllata dal Venezuela, dai venezuelani. Era in
mani straniere la Compagnia Anonima Nazionale dei Telefoni del
Venezuela (CANTV), e adesso è una compagnia nazionale.
In questo breve periodo abbiamo nazionalizzato imprese elettriche,
settore altamente strategico e indispensabile per lo sviluppo
nazionale, per citare solo alcune delle cose che sono successe. In
questo breve periodo abbiamo lanciato con forza il processo di
costruzione del Partito Socialista Unito del Venezuela, e il popolo ha
dato, una volta ancora, una risposta che per molti è sorprendente. Una
risposta chiara, forte, orientante. Ad oggi si sono registrati, come
aspiranti militanti del partito, 4 milioni 735 mila venezuelani! Questo
sarà un super partito! E voglio ricordare che domani si chiuderanno le
iscrizioni, e sono sicuro che domani supereremo i cinque milioni di
iscritti, cosa mai vista prima d'ora in Venezuela ed in America Latina.
Stiamo scrivendo pagine della nuova storia, e in così poco tempo è
successo molto. Come abbiamo scritto, segnalato e deciso, si è chiuso
con la concessione del Canale 2 dello spettro elettromagnetico
venezuelano, che da 53 anni l'élite oligarchica venezuelana utilizzava,
abusandone, esclusivamente a proprio vantaggio; e oggi abbiamo un Canal
2 libero, che non è dell'oligarchia, né mai tornerà ad essere
dell'oligarchia. Adesso è del popolo venezuelano, adesso è della
società venezuelana. [...]
In questi giorni ho ricevuto il segretario generale del Comitato
Centrale del Partito Comunista del Vietnam, il compagno Man, col quale
abbiamo ricordato una delle massime, uno degli appelli, una delle linee
strategiche fondamentali del compagno Ho Chi Minh, liberatore del
popolo vietnamita, quando diceva “Unità, unità, unità, vittoria,
vittoria, vittoria”: solo l'unità ci permetterà di continuare a
conseguire vittorie, e ci assicurerà le future vittorie di cui hanno
bisogno il nostro popolo, la nostra patria, la nostra rivoluzione.
Approfitto di queste parole per insistere sul processo unitario del
partito, di tutto il popolo, della classe operaia, dei contadini, dei
movimenti culturali; per sottolineare l’importanza dell’unità
nazionale, dell’unità delle forze armate bolivariane, dell’unità del
popolo bolivariano. Ricordiamo Simon Bolivar, che con il suo impegno,
con la sua speranza, col suo fuoco libertario continua ad insegnarci.
Diceva Bolivar “Se non fondiamo l'anima, lo spirito, il corpo, la
speranza nazionale in un tutto unico, la società finirà per essere un
combattimento corpo a corpo per la sopravvivenza, e un nuovo
colonialismo sarà ciò che lasceremo ai posteri.” Compagni venezuelani
di tutte le latitudini, continuiamo a rafforzare la grande unità
nazionale per assicurare la vittoria sempre, la vittoria per sempre.
L'unità dev'essere estesa a tutti gli ambiti della realtà, della
struttura e della sovrastruttura, direbbe Antonio Gramsci, e voglio
tornare al suo pensiero per utilizzarne le idee.
Utilizzando il suo pensiero illuminante capiamo ogni giorno di più ciò
che sta succedendo oggi qui in Venezuela, dove l'oligarchia venezuelana
insieme ai suoi alleati,
l'oligarchia mondiale e la borghesia internazionale, si sono nuovamente
scagliati contro il popolo, contro la morale, contro l'etica, la
verità, contro il governo bolivariano, contro la sovranità nazionale,
ed hanno attaccato di nuovo questo umile soldato presidente del
Venezuela.
Per quanto riguarda la mia persona non m’importa, dicano pure di me ciò
che vogliono! Che i rappresentanti della borghesia internazionale
vadano lontano, fuori dalle palle!
Molto lontano! Glielo imponiamo dalle strade del popolo libero. Questa
è una patria libera. Un popolo libero!
Alcune sere fa è passato di qui un mio buon amico nordamericano,
rappresentate democratico nel Congresso degli USA. Abbiamo parlato
alcune ore di temi d'attualità, ora che contro il Venenzuela si
scagliano di nuovo il Congresso USA, una frazione minoritaria
dell'Europarlamento, perfino il Parlamento brasiliano, e i giornali e
le televisioni delle grandi catene mondiali manipolate dai loro
padroni, rappresentanti dell’élite mondiale, che pretende di imporre ai
popoli la volontà imperiale.
Gli ho detto che per quel che mi riguarda non mi importa essere
paragonato, da questi poderosi mezzi di comunicazione mondiale e in
questi spazi dominati dall'élite mondiale, a Hitler e Mussolini. Non mi
interessa.
Qualcuno qualche giorno fa mi chiedeva infatti come mi sentivo per il
fatto che tutti o quasi tutti i media del mondo mi hanno rappresentato
come il tiranno del Venezuela, il dittatore, il carnefice, il
repressore dei giovani venezuelani.
In sostanza che mi chiamino Hitler o Mussolini non m’importa. Lo dico a
tutti, borghesia venezuelana inclusa: m’importa solo della dignità del
popolo del Venezuela, della sovranità nazionale; posso morire ma non
trono indietro.
Al contrario, se l'oligarchia venezuelana crede di frenarci con le sue
minacce, con le sue manipolazioni, con i suoi piani destabilizzatori,
può toglierselo dalla testa. Ogni piano eversivo dell'oligarchia
diretta dall'impero nordamericano, avrà come risposta una nuova
offensiva rivoluzionaria. Qui lo dico e così sarà. Attenzione dunque
all'importanza dell'unità, alla coscienza per interpretare la realtà,
per comprendere le nostre debolezze e combatterle: le minacce che ci
pioveranno addosso sempre. Per vedere i nostri punti deboli e
rafforzarli, per intendere dunque la situazione complessiva nella quale
siamo.
Per questo torno ad avvalermi del pensiero di quel grande
rivoluzionario italiano, Antonio Gramsci.
Che nessuno si scoraggi, che nessuno rallenti nel lavoro quotidiano e
nell'assunzione delle proprie responsabilità per far avanzare i piani
rivoluzionari in tutti i fronti di lotta, da quello economico a quello
sociale e politico, da quello territoriale e internazionale a quello
della morale. [...]
Per interpretare ciò che stiamo vivendo, compagni, ci è molto utile
Antonio Gramsci, l'autore di quella tesi che abbiamo ripetuto molte
volte: “Una vera crisi storica si ha quando ciò che muore non finisce
di morire e ciò che nasce non smette di nascere”. In quello spazio si
presenta una autentica crisi organica, crisi storica, crisi totale.
Qui in Venezuela non ce ne dimentichiamo, da vari anni siamo in una
crisi gramsciana, storica. Quello che sta morendo non ha ancora finito
di morire, e quello che sta nascendo, non ha smesso di nascere.
All'inizio degli anni '80 il Venezuela era già entrato in una crisi
storica, e oggi dopo 20 anni siamo nell'epicentro della crisi, buona
parte dei prossimi anni faranno parte di questa crisi storica fino a
che non sarà definitivamente morta la IV repubblica e non sarà
compiutamente nata la V, la Repubblica Socialista e Bolivariana del
Venezuela.
Saremo sempre in una crisi dalle diverse sfumature, dai diversi colori,
che si esprime in svariate forme nella realtà fenomenica, nella realtà
visibile in superficie.
Dunque Gramsci ha abbozzato e sviluppato la tesi del blocco storico,
l'egemonia di una classe che riesce a creare un blocco storico nel
quale si possono ben identificare le strutture e le sovrastrutture.
Perdonatemi se sono un po' accademico, ma so che il
livello culturale del nostro popolo ha fatto un enorme salto di
qualità, e che in ogni luogo e momento siamo tutti in grado di
riflettere su queste teorie che illuminano la realtà per meglio
comprenderla, e Gramsci, quando parla di sovrastruttura, ascoltate
bene, la sovrastruttura del blocco storico dominante, dice che essa ha
due livelli: la società politica e la società civile. La prima possiamo
riassumerla bene nelle istituzioni dello Stato e del governo, dunque
nelle istituzioni politiche; la seconda è un complesso di istituzioni
economiche, di organismi o istituzioni comunemente dette “private”,
attraverso le quali la classe dominante può diffondere, estendere e
collocare in tutti gli spazi della vita la sua ideologia, e qui
arriviamo alla odierna realtà venezuelana. Una delle grandi
contraddizioni che abbiamo oggi in Venezuela, è precisamente lì, tra la
società politica – lo Stato che ha sperimentato un processo di
trasformazione e liberazione – e una società, detta civile, di
istituzioni comunemente private, che adesso non controllano lo Stato.
La classe dominante del Venezuela si era strutturata in un blocco
storico con il nome di "Patto di Punto Fisso". Essa riuscì a
subordinare lo Stato alla società civile, quindi la società politica
venne subordinata alla società civile, intendendo questa nel senso
gramsciano che ho menzionato.
Che succede quando Hugo Chàvez arriva al governo del Venezuela per
volontà della maggioranza della popolazione? La società civile
dominante cerca di impadronirsi di Chàvez, ma Chàvez non si è mai
subordinato, né mai lo farà, a questa vecchia società civile del “Patto
di Punto Fisso”. La società cosiddetta civile possiede un insieme di
istituzioni, Gramsci le elenca, e una di esse è la Chiesa, perciò la
élite cattolica si scaglia contro di noi, la spiegazione
storico-scientifica è questa.
L'élite cattolica, con alcune eccezioni, che non sono altro che
eccezioni, sempre e in tutto il mondo si è alienata, ha fatto parte dei
blocchi dominanti del capitalismo.
È triste dire ciò per me che sono cattolico, anche se sono
essenzialmente un cristiano. Cristo è il mio signore, mio padre, il mio
redentore.
Mia nonna Rosa Inés Chàvez - ovunque tu sia ti ricordo sempre - quando
mi vestivo da chierichetto mi diceva: "Non credere che perché indossi
quest'abito e per il fatto che vai in chiesa tu stia con Dio", mi
diceva: "Non credere a tutto quello che dice il prete", me lo diceva
sempre, e si è molto rallegrata quando ho smesso di fare il
chierichetto. Accendeva ceri ai santi affinché smettessi di fare il
chierichetto. Sembrava una contraddizione, ma ora la capisco bene.
[...]
In quasi tutta l'America, durante gli ultimi 100 anni e più, la chiesa,
i mezzi di comunicazione e il sistema scolastico, sono stati i tre
grandi corpi organici che Gramsci segnala come le istituzioni
fondamentali della società civile, usate per diffondere nelle classi
sociali e nei ceti popolari la propria ideologia dominante. Gramsci
classifica l'ideologia in strati. La forma più elaborata dell'ideologia
è la filosofia. Visto che non possiamo essere tutti filosofi, le classi
dominanti hanno elaborato diversi strati di ideologia e così esse hanno
i loro filosofi, le loro scuole e i loro libri di filosofia attraverso
i quali impregnano dell'ideologia dominante la società. Ma c'è un
secondo livello sotto quello della filosofia: il neoliberalismo, per
esempio, possiede una sua filosofia, ma a livello filosofico è molto
elaborato e non è digeribile dagli strati sociali subalterni. La classe
dominante, quindi, elabora le tesi della libertà del mercato e di
espressione (intesa come la intendono loro, manipolandola), le tesi
dell'integrazione in un modello tipo ALCA, che è la proposta
dell'impero nordamericano. Elabora un corpus di idee che si riferisce
alla democrazia borghese, con la divisione dei poteri, l'alternanza, la
rappresentanza come fondamento della democrazia, grandi menzogne, ma
sono il corpo ideologico di quella filosofia egemonica che in Venezuela
e in buona parte dell'occidente ha dominato per più di 100 anni.
Un terzo livello negli strati ideologici secondo Gramsci è quel che
egli chiama il senso comune, che è il prodotto dell'immersione nella
filosofia e nell'ideologia dominante, in diverse forme, attraverso le
telenovele, i film, le canzoni, la propaganda, etc. [...]
Compagni, qui ci sono alcuni elementi – ripeto – per comprendere bene
ciò che sta succedendo.
Noi stiamo liberando lo Stato, perché la società civile borghese
controllava lo Stato venezuelano a proprio piacere, manipolava il
governo, il potere legislativo, quello giudiziario, le imprese statali,
la Banca pubblica, il bilancio nazionale. Stanno perdendo tutto questo,
se non totalmente, nella sostanza.
E ora sono ripiegati nei nuclei duri della società civile borghese,
utilizzando, a volte in modo disperato, gli spazi che gli rimangono in
quelle istituzioni segnalate da Gramsci: la Chiesa, i mezzi di
comunicazione e il sistema educativo. Da qui l'importanza di capire lo
scenario della battaglia.
L'oligarchia venezuelana è in una situazione disperata, vi dico anche
che poteva convivere con la rivoluzione, questa poteva essere una
contraddizione, però poteva essere così. Non avevamo nessun piano per
radere al suolo l'oligarchia, la borghesia venezuelana, e ora lo
abbiamo sufficientemente dimostrato, in più di otto anni.
Quindi se l'oligarchia venezuelana non capisce ciò, non accetta
l'appello alla pace e alla convivenza che noi, la grande maggioranza
dei rivoluzionari, gli abbiamo lanciato, se la borghesia continua a
scagliarsi disperatamente utilizzando gli spazi che gli rimangono,
continuerà a perdere, uno ad uno, questi spazi.
Li perderà uno per uno. Dominavano le Forze Armate e le hanno perse;
dominavano il Canal 2 della TV, l'hanno perso e non lo recupereranno
mai più. Quindi questo messaggio è per la classe borghese venezuelana:
vi rispettiamo come venezuelani, voi rispettate il Venezuela, la nostra
costituzione, le nostre leggi. Se non lo farete ve ne pentirete, vi
faremo ubbidire alle leggi venezuelane.
Se ne pentiranno, vi giuro che se ne pentiranno! [..]
In tutto ciò, a noi non rimane che continuare a conformare il nuovo
blocco storico. Ricade su di noi la responsabilità di continuare a pala
e piccone, impiegando mattoni e cemento per fare più grande e più
solido delle torri del Parque Central il nuovo blocco storico
venezuelano. [...]
Continuiamo con i cinque motori costituenti, a pieno ritmo, nella
costruzione del socialismo, a livello politico, costruendo la
democrazia socialista; a livello economico costruendo l'economia
socialista; etico, attivando la nuova morale socialista; sociale,
costruendo la maggior quantità di felicità possibile; la nuova
geopolitica nazionale; la nuova geometria del potere; la nuova
geopolitica internazionale; il mondo multipolare.
A proposito di politica internazionale, sappiamo sicuramente tutti che
i grandi mezzi di comunicazione in mano alle élite ci hanno messo
davanti al plotone di esecuzione, ma questo non ci indebolisce, quelle
critiche insane e manipolate stanno piuttosto producendo una reazione
mondiale.
Ieri stavo guardando un programma della Tv spagnola, e c'è stato un
gruppo di spagnoli che ha difeso il Venezuela.
Ho visto la televisione francese, io guardo molta Tv perché sono
cosciente del fatto che questa battaglia si gioca su uno scenario di
guerra mondiale, una vera guerra mondiale mediatica.
In Francia si sono esposti leader della sinistra, intellettuali - tra
gli altri il nostro amico Ignacio Ramonet - per difendere il Venezuela.
Si sono aperti i giochi nei loro stessi territori.
Quindi l'oligarchia mondiale non si rende conto, o meglio se ne rende
conto troppo tardi, che l'attacco contro il Venezuela si converte in un
attacco altrove, un contrattacco nel proprio territorio.
Non se ne rende conto in tutta l'America Latina. La commissione del
Congresso in Brasile, ha emesso un comunicato volgare che mi obbliga a
rispondere: non accettiamo alcuna ingerenza negli assunti interni del
Venezuela, assolutamente nessuna.
Solo ora la destra brasiliana se ne rende conto. Oggi per esempio c'è
un dibattito in una Tv di Brasilia sul "tema Venezuela", perché lo
stesso Congresso del Brasile si è portato la bomba in casa, e lì ora la
devono maneggiare; lo stesso è successo in Perù, in Centro America,
negli Usa, lo stesso sta succedendo in Europa. Si sono portati la bomba
in casa.
Chiaro, le élite internazionali sono preoccupate, e per questo
attaccano con tanta furia, perché temono che l'esempio del Venezuela si
estenda ad altri paesi dove credono di essere i padroni.
Padroni di tutto, e non lo credono soltanto, sono stati padroni di
tutto in molti casi.
A proposito di questo tema, il tema internazionale, mi ha chiamato
stamattina, poco dopo mezzogiorno, il presidente del Nicaragua,
comandante Daniel Ortega, che mi ha raccomandato di salutarvi, e mi ha
espresso, come molti altri, la sua solidarietà, e domani verrà nel
nostro paese per una visita di lavoro.
Il presidente Evo Morales ha chiamato per dire che tutta la Bolivia sta
col Venezuela, con il diritto che abbiamo come Venezuelani alla
libertà, alla sovranità. Addirittura ha chiamato il presidente Uribe, e
mi ha detto che la Colombia non entra negli affari interni del
Venezuela, e questo è un affare interno.
Continuano ad arrivare messaggi dall'Asia, stanotte ho parlato col
Presidente dell'Unione Africana, il dottor Alpha Konarè, che è venuto a
trovarci e mi ha detto: l'Africa non si immischia in questo, perché
l'Africa rispetta la sovranità del Venezuela.
Ovviamente non poteva mancare il messaggio solidale, profondo,
illuminante, degno del Comandante Fidel Castro, Presidente della
Repubblica sorella di Cuba.
Da qui, per tutti loro e specialmente per te, Fidel, l'applauso del
popolo venezuelano, della Rivoluzione Bolivariana.
Un'alta delegazione cinese si trova ora in Venezuela, portando i saluti
del presidente della Cina, il presidente russo ha telefonato per
invitarci ad alcune celebrazioni nei prossimi mesi a Mosca, e in una
città dell'interno della Russia.
Qualche giorno fa ho letto un messaggio del presidente russo Vladimir
Putin, è molto positivo che dopo tanti anni un presidente russo metta
il dito nella piaga. Ha parlato dell'imperialismo nordamericano. Da
molto tempo un presidente russo non parlava dell'imperialismo
nordamericano.
I tempi stanno cambiando, il mondo si alza in piedi; abbiamo visto la
risposta che ha dato il governo della Repubblica Popolare Cinese al
governo degli Usa, pretendendo il rispetto dovuto alla propria
sovranità. Abbiamo visto le risposte del mondo arabo, della causa
palestinese, le risposte del Caribe. L'impero nordamericano continuerà
a indebolirsi ogni giorno di più. E in questo secolo sotterreremo
l'impero nordamericano, affinché ci sia un mondo veramente libero.
Noi, dunque, continuiamo a lavorare con le due mani per costruire il
nuovo blocco storico, costruendo il socialismo, la nuova società
politica che sarà lo Stato sociale, lo Stato socialista, la Repubblica
socialista, in tutti i suoi livelli: il potere centrale, i poteri
locali, i governi comunali. Voi dal basso, dalla base, continuate a
costruire il nuovo Stato, la nuova società politica. La vecchia società
civile elitaria, borghese, filofascista, che indossa le camice nere di
Mussolini per accusarmi di essere come Mussolini, che indossa le camice
brune di Hitler per paragonarmi a Hitler, quella vecchia società civile
borghese deve essere trasformata, ascoltate bene, nella nuova società
socialista. Società socialista, Stato socialista, Repubblica
socialista, struttura socialista, sovrastruttura socialista! E questo è
ciò che teme la borghesia venezuelana, che seguendo le istruzioni di
Washington cerca una volta ancora di realizzare qui una di quelle
chiamate, tra virgolette, rivoluzioni colorate. Bisogna riconoscere che
in alcuni luoghi l'impero ci è riuscito. Ha funzionato per esempio in
Ucraina la cosiddetta rivoluzione arancione, ma ha funzionato sì e no,
perché chi guarda la realtà di oggi si rende conto che il presidente
attuale ha dovuto chiamare il vecchio presidente rovesciato dalla
rivoluzione arancione, per farsi aiutare a governare il paese.
Quindi abbiamo una situazione in cui la rivoluzione arancione,
finanziata dalla CIA e dalla fondazione Albert Einstein, che è una
fondazione che utilizza indebitamente questo nome, che è una fondazione
fascista, con i suoi rappresentanti anche qui in America Latina, che
con molti soldi finanzia movimenti controrivoluzionari anche in
Venezuela, riuscì e non riuscì. Ciò che oggi c'è in Ucraina è una
situazione di ingovernabilità e le forze filorusse o amiche della
Russia che furono rovesciate, stanno ritornando ad occupare gli spazi
che competono loro.
Possiamo dire che se questa strategia della Casa Bianca, dei cosiddetti
colpi di stato di velluto, o rivoluzioni colorate, ha funzionato
relativamente, qui la polverizziamo. I simboli che usa sono gli stessi,
le camice nere, la bandiera rovesciata, incluso quello show in cui
alcuni ragazzi quando arriva la stampa soprattutto internazionale,
corrono e si inginocchiano davanti ad una polizia che non gli sta
facendo niente, si abbassano e alzano le mani. È uno show preparato
affinché quella foto faccia il giro del mondo. È in questo modo che
hanno potuto generare alcune crisi in paesi i cui governi non si
sottomettono a Washington. Qui stanno cercando di farlo, utilizzando
certi mezzi di comunicazione, giocando coi sentimenti dei venezuelani,
con il sentimentalismo a buon mercato, con il quale diedero l'addio a
quel vecchio canale che non voglio neanche nominare, che non mi ricordo
neanche come si chiamava, non me lo ricordo, l'unica cosa che so è che
oggi il canale 2 è TVeS, la nuova televisione venezuelana sociale,
questo è ciò che so.
Quindi stanno cercando, come dicono, di surriscaldare la piazza,
utilizzando alcuni ragazzi, alcuni attori televisivi, alcune attrici
che vanno per le strade piangendo, inscenando un dramma, una
telenovela, un teleshow, ma per questo non dico di abbassare la
guardia, no, tutto il contrario. Con queste grandi manifestazioni di
oggi, il popolo venezuelano ha dato una risposta molto ferma e precisa.
Un piccolo segnale di ciò che succederà all'oligarchia venezuelana se
continuerà nel suo impegno destabilizzatore, un piccolo segnale del
fatto che qui non possono farcela. Stiano allerta da tutte le parti, i
lavoratori, i contadini, i governi locali, regionali, gli studenti, le
donne, gli uomini, le Forze Armate. Tutti allerta, non passeranno! Vi
batteremo di nuovo, signori della borghesia imperialista!
Noi, nel caso del vecchio canale borghese abbiamo avuto molta pazienza,
abbiamo sopportato molto, fino al termine della concessione, ma che
nessuno pensi che sia sempre così; una concessione può terminare anche
prima del tempo stabilito. Può finire, secondo quanto dice la legge,
per violazione della Costituzione, delle leggi, per terrorismo
mediatico etc. Ci sono molti motivi ed io ho fatto un appello ai mezzi
di comunicazione privati, soprattutto a quelli che si prestano al gioco
della destabilizzazione, e al golpe di velluto, come lo chiamano gli
strateghi gringos.
Il golpe di velluto per rovesciare Chàvez! Non sbagliatevi, meditate
bene dove state andando, perché ripeto, e come lo dico lo faccio, se la
borghesia venezuelana si dispera e continua a scagliarsi contro il
popolo bolivariano, continuerà a perdere i suoi spazi uno ad uno, uno
ad uno continuerà a perderli.
Come ho già detto all'inizio, compagni, mi complimento con tutti per
questa contundente dimostrazione di unità popolare, di coscienza
popolare e rivoluzionaria. A partire da oggi, che si mantenga il
contrattacco bolivariano in tutto il paese, nelle strade! Il popolo
nelle strade, nelle fabbriche, nelle università, nei licei, da tutte le
parti un vero contrattacco ideologico, politico, popolare, nazionale e
internazionale…oggi comincia quel che a me più piace: il contrattacco!
A me piace molto il contrattacco!
L'ologarchia venezuelana dovrà lasciarci stare, dovrà stare tranquilla
nei suoi spazi e convivere con la nuova realtà. Anche se non vogliono
accettare tutto ciò, questa rivoluzione è arrivata per rimanere, sono
passati solo 140 giorni di questo nuovo ciclo bicentenario della
rivoluzione bolivariana. Mancano più di 5.000 giorni di rivoluzione
fino al 24 giugno del 2021, quando avremo consolidato il progetto del
Venezuela Socialista, della Repubblica Bolivariana e Socialista.
Continuiamo dunque a giocare il nostro ruolo, e soprattutto voi,
ragazzi, assumete il vostro ruolo, questo è il tempo in cui occorre che
il movimento studentesco si metta all'avanguardia insieme alla classe
operaia e con i contadini al fianco dei soldati venezuelani, per fare
la storia.
Costruendo la patria, costruendo il nuovo Venezuela, continuiamo dunque
secondo il punto di vista gramsciano a sotterrare il vecchio blocco, il
vecchio blocco storico, e a costruire quello nuovo. Tornate a casa con
tutta calma, perché domani ci si svegli ben riposati, perché è l'ultimo
giorno del processo di iscrizione e registrazione dei militanti del
grande Partito Socialista Unito che sta nascendo in questo
momento...sta nascendo per accompagnare il popolo, gli studenti, gli
indigeni, i contadini, le donne, la classe operaia, cavalcando gli
orizzonti della Patria Nuova.
Vi saluto col grido di sempre: Patria, Socialismo, o Muerte! Venceremos
!
Grazie sorelle, grazie fratelli, che Dio vi benedica venezuelane e
venezuelani, ragazzi e ragazze, molte grazie. |
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