| Lotta di classe in America |
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| Scritto da Laura |
| Martedì 20 Settembre 2005 17:40 |
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di Emir Sader Rio de Janeiro - Contrariamente ad alcune previsioni, l'epoca neoliberista non ha portato la fine della storia, ma l'aumento della lotta di classe. Il "sogno americano" - in verit?, statunitense - si poggia sull'idea - o sul sogno - che tutto il mondo possa abbracciarlo. Ma un'inchiesta pubblicata dalla rivista conservatrice britannica "The Economist", svela seri dubbi sulla sua realt? e manifesta l'evidenza che le contraddizioni di classe in questo paese sono in continuo aumento, confermando di essere il paese dalle pi? grandi diseguaglianze sociali tra quelli del centro del capitalismo. Il dinamismo della societ? statunitense rimane: negli ultimi 15 anni la popolazione degli Stati Uniti ? passata da 263 milioni di persone a 300 milioni, con la maggiore crescita degli ultimi 40 anni. Due terzi di questa espansione proviene dall'aumento naturale ed il restante dall'immigrazione. Il tasso di fertilit? negli USA ? maggiore di quello di Cina, Brasile e Corea del Sud. Tutti i paesi con una fertilit? superiore a quella statunitense sono paesi molto poveri. Ma con l'intensificazione dello sfruttamento dei lavoratori, resa possibile dalle sistematiche politiche di "flessibilizzazione del lavoro"- in realt?, "precarizzazione del lavoro" -, gli statunitensi hanno il non invidiabile record della giornata lavorativa pi? estesa del mondo: 300 ore annuali in pi? degli europei. Cambiano costantemente lavoro - visto che hanno perso il diritto all'indennizzo e quindi vengono licenziati regolarmente - e perdono in media un 14% del reddito, nel cercare altri impieghi per compensare il salario ed innalzando la giornata lavorativa reale. Senza dubbio, l'indizio pi? chiaro ? ancora oggi la maggiore concentrazione del reddito. Nell'ultimo quarto di secolo, la distanza tra i ricchi ed i poveri ? diventata ancora maggiore. Dal 1979, il reddito familiare medio degli statunitensi ? aumentato di un 18%, ma il reddito dell'1% pi? ricco ? aumentato del 200%. Per paragonare le differenze, tenete conto che nel 1970 il 20% dei pi? poveri riceveva un 5,4% del reddito ed il 20% dei pi? ricchi, un 40,9%. Venticinque anni dopo, i pi? poveri dispongono del 4,4%, mentre i pi? ricchi salgono ad un 46,5%. In questo periodo, il reddito del 20% dei pi? poveri ? salito di un 6,4%, quello del 20 % dei pi? ricchi, di un 70% e quella dell'1% del ricchissimi, ? salito del 184%. Nel 2001, questo 1% disponeva del 20% del reddito complessivo degli statunitensi e controllava un terzo del suo reddito lordo ed un terzo del suo valore. Lo 0,1% degli statunitensi pi? ricchi guadagnano due o tre volte di pi? che i loro omologhi in Francia ed in Inghilterra. La preoccupazione della rivista ? che "la disuguaglianza di reddito stia raggiungendo livelli mai visti prima dalla fine del secolo XIX". Brutti tempi per i "sogni americani" se, mentre il mercato regna, insieme alla disuguaglianza, questo promuove la lotta di classe anche nel cuore del capitalismo del secolo XXI. |


