Circolo Gramsci Cagliari

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Su terrorismo e resistenza irachena PDF Stampa E-mail
Scritto da Laura   
Domenica 05 Febbraio 2006 00:30
di Enrico Lobina
Il termine terrorismo sar? probabilmente il termine chiave delle relazioni internazionali del primo decennio del XXI secolo. Venne usato per la prima volta in politica durante la Rivoluzione Francese: lo stato giacobino divenne il terrore giacobino. Nel corso dei decenni e dei secoli il suo contenuto ? stato cambiato e deformato, sino al XXI secolo, quando terrorismo significa l?azione violenta di un non bene identificato gruppo contro persone civili. Ma perch? se gli Stati Uniti bombardano una citt?, per esempio Falluja, massacrando migliaia di civili non si tratta di terrorismo, e se un kamikaze si fa esplodere in mezzo a un gruppo di poliziotti o di civili si parla di terrorismo? In realt?, la definizione di terrorismo non esiste. Quella italiana, coniata durante gli anni di piombo, per cui terrorismo significa azioni violente in tempo di pace volte ad abbattere le istituzioni di paesi guidate da governi legittimi, nonostante abbia qualche falla pu? essere accettata. Applichiamola all?Iraq. C?? una situazione di pace in Iraq? L?autorevole giornale britannico di informazioni mediche The Lancet ha commissionato al Dr. Les Roberts della John Hopkins University uno studio per valutare quanti sono stati i morti civili in Iraq dall?inizio della guerra. Il risultato ? stato che dal marzo 2003 all?ottobre 2004 pi? di 100.000 civili hanno trovato la morte in Iraq. Se si includono le atrocit? di Falluja, Ramadi, al-Qaim, Tel Afar, Baghdad e tutti gli scontri giornalieri secondo Ghali Hassan, giornalista australiano, dovremmo essere a 200.000 civili ammazzati dai soldati Usa e della coalizione tra il 2003 e il 2005. Nelle prigioni vi sarebbero inoltre 50.000 detenuti per motivi politici.

Un situazione del genere non ? una situazione di pace. In Iraq c?? la guerra, e la maggioranza degli iracheni non accetta l?occupazione statunitense, che non ha fatto che peggiorare le loro condizioni materiali di vita e rendere una chimera la sicurezza personale. I soldati statunitensi si trovano ad occupare un territorio di un popolo che non li accetta. Secondo le stesse ammissioni dell?apparato Usa, le forze militari dovranno stare in Iraq almeno sino al 2010, segno che la guerra non ? vinta. La chiave per capire la disfatta Usa ? la resistenza. Una poderosa, estesa ed organizzata resistenza armata contro l?occupante. ?I guerriglieri sono popolazione locale che semplicemente si rifiuta di essere trattata da cani? dice un abitante di una citt? sottoposta a bombardamento. Gli statunitensi maltrattano, ammazzano, occupano, e perci? la gente si ribella. E? un film gi? visto di cui non ci si pu? non accorgere. La Resistenza ? diversa da quella dell?FLN del Vietnam o dell?Algeria, ? diversa dallo Sinn Feinn, semplicemente perch? diverse sono le condizioni. Essa ? molto pi? localizzata, con una minore organizzazione centrale, con gruppi che collaborano tra di loro e fanno fronte comune, ma non si fondono in una unica sigla.

L?obiettivo ? cacciare gli statunitensi e i suoi alleati, costringendoli al confronto armato e, di conseguenza, politico, cos? come una recente conferenza de Il Cairo tra rappresentanti della resistenza e rappresentanti degli americani ha confermato. La strategia politica Usa, che mira a dividere il paese e a creare odio tra le diverse componenti della nazione irachena, viene rifiutata. Si rifiuta altres? il conflitto all?interno del popolo, e quindi gli attacchi verso i civili.

Come scrive Subhi Toma, esiliato della resistenza irachena, ?questa Resistenza non ha niente a che vedere con le attivit? e i metodi impiegati dai terroristi, come invece cerca di accreditare la propaganda dei media legati agli occupanti, secondo la quale le popolazioni civili agirebbero secondo il controllo della fantomatica ?piovra? Zarqawi, personaggio a quanto si sostiene, onnisciente e onnipresente nel paese?. Ed in effetti, gli unici a cui fa comodo la presenza di al-Zarqawi, e quindi di al-Quaeda (di cui ancora si sa ben poco), sono proprio le forze occupanti. Alcuni recenti avvenimenti inoltre fanno luce sull?oscuro mondo dei servizi segreti e sulle operazioni di destabilizzazione che hanno luogo in Iraq. Il 19 settembre scorso, due agenti speciali inglesi in abiti civili arabi tentano di forzare un posto di blocco su un?auto carica di armi ed esplosivi, sparando ed uccidendo due poliziotti iracheni, ma vengono arrestati. Il giorno dopo, dieci carri armati inglesi con la copertura di elicotteri da battaglia sfondano il muro del carcere di Basrah e liberano i due agenti. Il capo della polizia dir? poi che i due pianificavano di far esplodere delle bombe in luoghi santi sciiti e lavoravano anche per il Mossad. Che ruolo hanno i servizi segreti dei vari paesi nel destabilizzare il paese e dividerlo per etnie? Di sicuro si sa che gli Usa finanziano milizie anti-resistenza, le quali compiono anche attentati contro civili, talvolta in incognito, tra cui: i peshmerga curdi, le brigate Badr (addestrate in Iran e braccio armato del Consiglio Supremo della Rivoluzione in Iraq), le milizie del Congresso Nazionale Iracheno di Chalabi e le milizie dell?Iraqi National Accord di Allawi.


I fatti ci dicono che in Iraq c?? una guerra, che gli occupanti e coloro che sterminano sono gli Usa e i suoi alleati, e che il popolo si sta sollevando e sostiene la Resistenza. La micidiale propaganda mediatica anglo-statunitense ci convince ogni giorno del contrario. Ma la propaganda, anche quella migliore, si dovr? prima o poi scontrare con i fatti.