Credo di aver
imparato a conoscere sufficientemente bene il compagno Ramon Mantovani
per apprezzarne il ragionamento, l'analisi, sicuramente la correttezza
e la franchezza che spesso fra i dirigenti di questo Partito non sono,
diciamo, l'elemento preponderante...
Stavolta su alcuni aspetti debbo
dissentire: non sicuramente dalla richiesta di una discussione
congressuale chiara, nemmeno sulla necessità che vi sia una
partecipazione ampia e una consultazione di massa che ragioni del
nostro rapporto con il Governo. Entrambe ritengo che siano, al
contempo, esigenze ampiamente diffuse e elementi distintivi di una
pratica politica che pensa alla partecipazione come fatto distintivo
dell'alternativa. Concordo anche con l'idea che sarebbe addirittura
folle pensare a un superamento della Rifondazione Comunista inteso come
confluenza in altro soggetto politico. Sarebbe una opzione anch'essa
politicista, esattamente analoga (pur da un punto di vista differente)
a quella del Partito Democratico, di prevalenza del contenitore sul
contenuto. Non foss'altro che il superamento del Prc, inteso come
presunzione di autosufficienza, l'abbiamo già compiuto con la nostra
scelta dell'internità ai Movimenti. E tuttavia ritengo che un
ragionamento serio su un nuovo soggetto politico delle Sinistre vada
fatto, salvaguardando, come patrimonio insostituibile e vitale per il
processo stesso, l'esistenza e l'autonomia del Prc. E' il valore
superiore della differenza, la maggiore potenzialità espansiva di un
soggetto plurale a fronte di una Società fortemente più complessa,
l'insegnamento che ci viene dal Movimento altermondialista. D'altra
parte è pur vero che alcuni nodi politici nella nuova relazione che si
sta aprendo a Sinistra prima o poi andranno affrontati con maggiore
rigore. Intanto la riflessione, precisamente, su una forte
componente governista della quale non possiamo che realisticamente
tenere conto, nei termini che, in maniera differente da noi che non
concepiamo il Governo come orizzonte strategico ma come variabile
dipendente dalla fase, alcuni (penso a Mussi, ma basta anche ricordare
quale è stato il nodo politico della nascita del PdCI oppure la
collocazione storica dei Verdi) concepiscono quel posizionamento
esattamente in maniera opposta, come un fatto che ha a che fare
esclusivamente con una vittoria o una sconfitta elettorale. Una visione
pienamente organica al sistema dell'alternanza. In realtà credo che
tutti/e noi aspiriamo a una Sinistra di governo. Il punto non è questo.
Credo invece che la discriminante stia nel concreto agire del Governo
stesso. E, paradossalmente (ma non più di tanto), per evitare di
accedere a una visione subalterna una Sinistra compiutamente di
governo, nel senso che si pone il problema di governare il paese, non
può prescindere dalla percorribilità dell'ipotesi di stare
all'opposizione. Questo in ragione del fatto che l'analisi stessa
che facciamo del Governo non può prescindere dai contenuti e dalle
scelte che esso compie, dalle ricadute sociali positive e negative, da
una relazione indissolubile con gli obiettivi che ci si pone nel
momento in cui una forza politica anti-sistemica entra a far parte di
un sistema di alleanze più vasto di quello dell'Alternativa. Il parametro di valutazione è complesso ma sintetizzabile:
-Siamo
di fronte a una azione di Governo efficace rispetto alla necessaria
risposta che dobbiamo dare ai bisogni reali emergenti dalla Società? -Esiste un avanzamento nella condizione materiale ed esistenziale delle classi subalterne? -Siamo in presenza di uno spostamento dei rapporti di forza nella Società? -Si possono intravvedere segnali di un avanzamento sul terreno della riforma della politica?
Penso
che il Partito questo ragionamento prima o poi lo debba avviare, non
prima che si siano esperiti tutti i tentativi di una maggiore efficacia
dell'azione politica dei Movimenti e delle Sinistre sul quadro
politico, ma neanche dopo che tutto è precipitato (perché il rischio
derivante dalla fase è anche questo). In realtà credo anche che
dobbiamo spostare l'asse della nostra discussione dalla semplificazione
del ragionamento su “Governo/Opposizione” e, tuttavia, un soggetto
politico nuovo delle Sinistre non può nascere senza un ragionamento
approfondito sul tema. Detto questo penso che le condizioni attuali
consentano un ragionamento più ampio di quanto non sia ciò che è
attualmente già realizzabile e si sta realizzando nell'immediato,
ovvero più ampio del semplice patto d'unità d'azione e del
coordinamento fra le forze politiche. Anche se su questo terreno non
serve a nulla avere fretta. Perché oggettivamente la fase
costituente del PD (anche se ampiamente interno, come sostiene Ramon,
al processo di americanizzazione della Società e a un impianto
liberista) apre uno spazio a Sinistra che prima non c'era. E non c'era
perché esistevano i Democratici di Sinistra e poiché il gruppo
dirigente del Pds prima e dei Ds poi, mantenendo un collegamento
simbolico e organizzativo (anche attraverso una doppiezza
spregiudicata) con la storia del Pci, è ampiamente riuscito (se si
esclude appunto la resistenza di Rifondazione) a traghettare ampie
fette di popolo della Sinistra verso una opzione politica moderata e,
guarda caso, governista. Oggi abbiamo l'occasione ed il compito di
restituire al nostro popolo un campo di Sinistra visibile,
riconoscibile, coerente. Perciò, pure in presenza di non secondarie contraddizioni, il problema del contenitore va posto. E
quelle contraddizioni (rapporto con il Governo, ecc.) io non credo
neanche si possano risolvere concependo il rapporto a Sinistra
puramente come una relazione politica fra gruppi dirigenti (o peggio
ancora fra gruppi istituzionali) ma penso invece che il percorso
unitario ci consenta di bypassare la dialettica strozzata fra élite e
riconnetterci direttamente con fette di popolo, militanza ed elettorato
altrimenti difficilmente intercettabili. Anche in questo senso, a
maggior ragione, è necessaria ed utile la sopravvivenza della
Rifondazione. Mantenendo questo punto fermo è corretto, a mio avviso, ragionare su un sistema di alleanze più vaste, per gradazioni e livelli:
-Un soggetto politico ampio, plurale e unitario delle Sinistre. -L'alleanza con il Partito Democratico. -La relazione con il Centro democratico.
Da
un'altra angolatura direi che un soggetto politico forte delle Sinistre
può giocarsi la possibilità di rafforzare in senso progressista
l'azione del Governo. Ma ritengo anche che una ipotesi di scioglimento
del Partito indebolirebbe l'idea stessa di un soggetto politico nuovo. Si
tratta di pensare, a scanso di equivoci, che va tracciata una
differenza concettuale fra la definizione soggetto politico e partito.
Un partito è sicuramente un soggetto politico ma non è detto che un
soggetto politico sia necessariamente un partito. Il Movimento è un
soggetto politico ma non è un partito. L'Unione è un soggetto politico
ma non è un partito. L'Ulivo altrettanto. La Sinistra Europea è un
soggetto politico; è anche un partito ma non risolve in sé le
organizzazioni (ed i partiti) che vi aderiscono. Un nuovo soggetto
politico delle Sinistre può nascere senza liquidare le esistenze
politiche di alcuna organizzazione, anzi valorizzando i differenti
percorsi, le differenti appartenenze, prospettive, analisi. Questa, a
mio parere, sarebbe la soluzione più efficace, più utile, quindi la
migliore.
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