Circolo Gramsci Cagliari

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Contenuti, Contenitori e Sinistre PDF Stampa E-mail
Scritto da Matteo Quarantiello   
Mercoledì 27 Giugno 2007 12:08
Credo di aver imparato a conoscere sufficientemente bene il compagno Ramon Mantovani per apprezzarne il ragionamento, l'analisi, sicuramente la correttezza e la franchezza che spesso fra i dirigenti di questo Partito non sono, diciamo, l'elemento preponderante... Stavolta su alcuni aspetti debbo dissentire: non sicuramente dalla richiesta di una discussione congressuale chiara, nemmeno sulla necessità che vi sia una partecipazione ampia e una consultazione di massa che ragioni del nostro rapporto con il Governo. Entrambe ritengo che siano, al contempo, esigenze ampiamente diffuse e elementi distintivi di una pratica politica che pensa alla partecipazione come fatto distintivo dell'alternativa.
Concordo anche con l'idea che sarebbe addirittura folle pensare a un superamento della Rifondazione Comunista inteso come confluenza in altro soggetto politico. Sarebbe una opzione anch'essa politicista, esattamente analoga (pur da un punto di vista differente) a quella del Partito Democratico, di prevalenza del contenitore sul contenuto. Non foss'altro che il superamento del Prc, inteso come presunzione di autosufficienza, l'abbiamo già compiuto con la nostra scelta dell'internità ai Movimenti.
E tuttavia ritengo che un ragionamento serio su un nuovo soggetto politico delle Sinistre vada fatto, salvaguardando, come patrimonio insostituibile e vitale per il processo stesso, l'esistenza e l'autonomia del Prc. E' il valore superiore della differenza, la maggiore potenzialità espansiva di un soggetto plurale a fronte di una Società fortemente più complessa, l'insegnamento che ci viene dal Movimento altermondialista. D'altra parte è pur vero che alcuni nodi politici nella nuova relazione che si sta aprendo a Sinistra prima o poi andranno affrontati con maggiore rigore.
Intanto la riflessione, precisamente, su una forte componente governista della quale non possiamo che realisticamente tenere conto, nei termini che, in maniera differente da noi che non concepiamo il Governo come orizzonte strategico ma come variabile dipendente dalla fase, alcuni (penso a Mussi, ma basta anche ricordare quale è stato il nodo politico della nascita del PdCI oppure la collocazione storica dei Verdi) concepiscono quel posizionamento esattamente in maniera opposta, come un fatto che ha a che fare esclusivamente con una vittoria o una sconfitta elettorale. Una visione pienamente organica al sistema dell'alternanza.
In realtà credo che tutti/e noi aspiriamo a una Sinistra di governo. Il punto non è questo. Credo invece che la discriminante stia nel concreto agire del Governo stesso. E, paradossalmente (ma non più di tanto), per evitare di accedere a una visione subalterna una Sinistra compiutamente di governo, nel senso che si pone il problema di governare il paese, non può prescindere dalla percorribilità dell'ipotesi di stare all'opposizione.
Questo in ragione del fatto che l'analisi stessa che facciamo del Governo non può prescindere dai contenuti e dalle scelte che esso compie, dalle ricadute sociali positive e negative, da una relazione indissolubile con gli obiettivi che ci si pone nel momento in cui una forza politica anti-sistemica entra a far parte di un sistema di alleanze più vasto di quello dell'Alternativa.
Il parametro di valutazione è complesso ma sintetizzabile:


-Siamo di fronte a una azione di Governo efficace rispetto alla necessaria risposta che dobbiamo dare ai bisogni reali emergenti dalla Società?
-Esiste un avanzamento nella condizione materiale ed esistenziale delle classi subalterne?
-Siamo in presenza di uno spostamento dei rapporti di forza nella Società?
-Si possono intravvedere segnali di un avanzamento sul terreno della riforma della politica?



Penso che il Partito questo ragionamento prima o poi lo debba avviare, non prima che si siano esperiti tutti i tentativi di una maggiore efficacia dell'azione politica dei Movimenti e delle Sinistre sul quadro politico, ma neanche dopo che tutto è precipitato (perché il rischio derivante dalla fase è anche questo).
In realtà credo anche che dobbiamo spostare l'asse della nostra discussione dalla semplificazione del ragionamento su “Governo/Opposizione” e, tuttavia, un soggetto politico nuovo delle Sinistre non può nascere senza un ragionamento approfondito sul tema.
Detto questo penso che le condizioni attuali consentano un ragionamento più ampio di quanto non sia ciò che è attualmente già realizzabile e si sta realizzando nell'immediato, ovvero più ampio del semplice patto d'unità d'azione e del coordinamento fra le forze politiche. Anche se su questo terreno non serve a nulla avere fretta.
Perché oggettivamente la fase costituente del PD (anche se ampiamente interno, come sostiene Ramon, al processo di americanizzazione della Società e a un impianto liberista) apre uno spazio a Sinistra che prima non c'era. E non c'era perché esistevano i Democratici di Sinistra e poiché il gruppo dirigente del Pds prima e dei Ds poi, mantenendo un collegamento simbolico e organizzativo (anche attraverso una doppiezza spregiudicata) con la storia del Pci, è ampiamente riuscito (se si esclude appunto la resistenza di Rifondazione) a traghettare ampie fette di popolo della Sinistra verso una opzione politica moderata e, guarda caso, governista. Oggi abbiamo l'occasione ed il compito di restituire al nostro popolo un campo di Sinistra visibile, riconoscibile, coerente.
Perciò, pure in presenza di non secondarie contraddizioni, il problema del contenitore va posto.
E quelle contraddizioni (rapporto con il Governo, ecc.) io non credo neanche si possano risolvere concependo il rapporto a Sinistra puramente come una relazione politica fra gruppi dirigenti (o peggio ancora fra gruppi istituzionali) ma penso invece che il percorso unitario ci consenta di bypassare la dialettica strozzata fra élite e riconnetterci direttamente con fette di popolo, militanza ed elettorato altrimenti difficilmente intercettabili. Anche in questo senso, a maggior ragione, è necessaria ed utile la sopravvivenza della Rifondazione.
Mantenendo questo punto fermo è corretto, a mio avviso, ragionare su un sistema di alleanze più vaste, per gradazioni e livelli:



-Un soggetto politico ampio, plurale e unitario delle Sinistre.
-L'alleanza con il Partito Democratico.
-La relazione con il Centro democratico.



Da un'altra angolatura direi che un soggetto politico forte delle Sinistre può giocarsi la possibilità di rafforzare in senso progressista l'azione del Governo. Ma ritengo anche che una ipotesi di scioglimento del Partito indebolirebbe l'idea stessa di un soggetto politico nuovo.
Si tratta di pensare, a scanso di equivoci, che va tracciata una differenza concettuale fra la definizione soggetto politico e partito. Un partito è sicuramente un soggetto politico ma non è detto che un soggetto politico sia necessariamente un partito.
Il Movimento è un soggetto politico ma non è un partito. L'Unione è un soggetto politico ma non è un partito. L'Ulivo altrettanto.
La Sinistra Europea è un soggetto politico; è anche un partito ma non risolve in sé le organizzazioni (ed i partiti) che vi aderiscono.
Un nuovo soggetto politico delle Sinistre può nascere senza liquidare le esistenze politiche di alcuna organizzazione, anzi valorizzando i differenti percorsi, le differenti appartenenze, prospettive, analisi. Questa, a mio parere, sarebbe la soluzione più efficace, più utile, quindi la migliore.