| Il 20 ottobre sia un punto di partenza. Serve un mutamento vero della sinistra |
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| Scritto da Laura |
| Martedì 25 Settembre 2007 17:18 |
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di Aurelio Mancuso
su Liberazione del 20/09/2007 E' proprio necessario il 20 ottobre scendere in piazza? Con quale animo e proposte bisogna ritrovarsi? L'appuntamento non rischia di essere solamente un raduno auto consolatorio della sinistra fuori del Pd? Sono domande lecite, anzi interrogativi con cui mi sto confrontando da giorni. Perché avendo firmato l'appello per la manifestazione mi sento in dovere di chiarire ancor di più mio punto di vista, che non vuole tenere conto delle polemiche sulla legittimità dell'incontro, della richiesta avanzata da più parti di non trasformare il 20 ottobre in un pugno nello stomaco nei confronti del governo. Comprendo inoltre che la polemica sul welfare, sulle pensioni, sulle diverse opinioni in campo sull'accordo tra sindacati e governo, stiano dentro il fiume di delusioni, riaffermazioni di identità, opposizioni compresse dal necessario ruolo di appartenenti ad una compagine governativa. Ma io pretendo dal 20 ottobre molto di più. Vorrei che avessimo la forza e la serenità di costruire un appuntamento nuovo, che parli a tante e tanti che da troppi anni stanno ai margini, non hanno più votato, o se si sono recati alle urne l'hanno fatto mal volentieri, "turandosi il naso" come diceva una volta Montanelli per il voto alla DC. Il 20 ottobre deve essere un punto di partenza, non la semplice rappresentazione che la parte a sinistra del governo si è stufata. Una reale speranza per ampi settori della società che non si riconoscono più in una politica inamovibile, condotta da caste gelose e privilegiate. Una risposta politica seria al popolo che ha riempito le piazze al V - Day. Non a Beppe Grillo e alle sue discutibili veemenze contro i partiti o alle furbesche propostine demagogiche, ma al fenomeno sociale che è il chiaro sintomo del disagio e non può essere respinto con sdegno, senza comprendere che buona parte dell'elettorato che va dai 18 ai 40 anni si sente in sintonia con lo scoramento, anche volgare, con la sfiducia disincantata, con l'inquietudine. E' un diffuso precariato di senso, che è frutto del precariato economico e sociale, ma non si esaurisce lì, con cui bisogna dialogare con convinzione, non pensando che può essere uno dei cammei del 20 ottobre. La stessa piazza del 16 giugno al Roma Pride, quella del milione di persone lgbt e non solo, era formata per la gran parte da giovani e giovanissimi, delusi, sconcertati, molto arrabbiati. Hanno ragione Armeni e Melandri, quando da punti di vista differenti e trattando questioni apparentemente distinte, insistono sulla prima delle contraddizioni della politica italiana: l'assenza delle donne nei veri ruoli della responsabilità. Come non vedere che il potere machista, il martellamento continuo ed efficace sul modello del familismo patriarcale, sul relativismo, sul diritto della Verità di intromettersi in ogni alcova, in ogni camera operatoria, in ogni letto di dolore, in ogni scuola e università, siano al fondamento di un arretramento complessivo della cultura politica, della classe dirigente, dell'efficacia delle risposte messe in campo.Alle loro
riflessioni aggiungo: interroghiamoci davvero sul complesso della
distribuzione dei poteri, sull'omologazione della pratica delle
esclusioni dalle stanze decisionali. Siamo alla paralisi consapevole
della rappresentanza, di cui anche la sinistra è responsabile. Per
questo il 20 ottobre non può essere una manifestazione dove si chiede
ad altre ed altri di cambiare, ma prima di tutto deve segnare un
mutamento vero della strategia della sinistra, proprio in vista di
possibili composizioni (che tra l'altro sarebbero augurabili, ma che mi
rendo conto non immediatamente alla portata). Per intenderci,
utilizzando un esempio provocatorio dico che mi piacerebbe vedere poche
bandiere rosse e tante viola e arcobaleno, meno magliette di Che
Guevara e più volti di Aung San Suu Kyi. Vorrei veder sfilare e
prendere la parola tante e tante donne, molti giovani, tante idee della
sinistra plurale, la sinistra sociale che da tempo non comprende quella
politica. Accanto alle migliaia di militanti dei partiti comunisti ed
ambientalisti, anche i socialisti, i libertari, il popolo dei senza
partito, della sinistra sociale, dei movimenti, dei blog. Se una
sinistra nuova deve scendere in campo non può e non deve essere
intruppata in schemi antichi, in rappresentazioni plastiche che
scaldano i cuori dei militanti ma non parlano al paese, mortificata da
un confronto pubblico tra i vertici un po' umiliante e drammaticamente
simile al teatrino che siamo stati costretti a sorbire dalla nascita
del berlusconismo in poi. |


