| La Cgil, la Sinistra Sindacale, il Prc |
|
|
|
| Scritto da Laura |
| Domenica 09 Ottobre 2005 17:50 |
|
ARTICOLO PER LIBERAZIONE - 6.10.2005 La Cgil, la Sinistra Sindacale, il Prc di Bruno Casati Questo congresso della Cgil ? per davvero straordinario, come gi? diceva Francesco Ferrara su questo giornale. Evento non ordinario sarebbe gi? quello di inaugurarlo con uno sciopero generale contro la Finanziaria. Ma questo ? un altro discorso. Il congresso ? straordinario per almeno quattro ragioni, che ora allineo facendole precedere da una considerazione. Forse sarebbe stato meglio, questa ? la considerazione ormai datata per?, svolgerlo (il congresso) dopo le elezioni politiche quando non si tratter? pi? di dire che Berlusconi va cacciato ma, come Sindacato, si tratter? di affrontare il nodo del rapporto da far intercorrere con l?augurabile Governo amico. Allora un congresso, calato nel cuore del problema, avrebbe dovuto affrontare due nodi che oggi solo sfiora: come affrontare la crisi, di cui solo in quel momento si avr? percezione del suo reale spessore, senza farla pagare ai lavoratori e come, difendendo salario e pensioni, negare per davvero quella concertazione, nata il 23 luglio del ?93 ma concepita dal Governo Amato nel ?92, che ? la genesi di troppi mali, ma di cui si potrebbe rischiare, fra duecento giorni, una riedizione sostenuta da Montezemolo e non solo. Ora le quattro ragioni di quella straordinariet - E? questa la prima volta che la pi? importante categoria, i metalmeccanici, in un congresso si contrappone (almeno nella sua maggioranza) alla Confederazione o, almeno alla sua maggioranza, su due questioni cos? strategiche come quella della contrattazione e quella della democrazia. Oggi il contratto nazionale ? nel mirino e la democrazia, che si usava dire si fermasse ai cancelli delle fabbriche, negli ultimi 15 anni si ? fermata ben prima. E si contrappongono, i meccanici, dentro un impianto congressuale unitario che per? riconosce i passi avanti compiuti dalla Cgil: in materia di pace e guerra, di articolo 18 o di critica al governo e alla Confindustria di D?Amato. Ma, nel contempo, ? una scelta che non isola la Fiom n? la costringe al silenzio, come invece sarebbe successo avesse aderito (la Fiom) o a una mozione alternativa o fosse stata costretta a piegarsi dentro il documentone Epifani. La scelta che perci? compie la Fiom di Gianni Rinaldini e, con loro altri dirigenti della Cgil, del Sindacato Scuola, della Funzione Pubblica, ? assai efficace: essa si colloca, insieme, dentro il dibattito di tutta la Cgil, la costringe al merito stringente e, nello stesso tempo, si situa dentro l?alveo tracciato da Claudio Sabattini, nel percorso che va da Genova a Melfi, dai contratti nazionali non sottoscritti alla vertenza Fiat. Sono poi questi i fatti concreti che hanno anticipato le tesi. Per tutti i lavoratori italiani si tratta perci?, in buona sostanza (cos? il succo politico delle tesi), di allentare la morsa che li stringe: compressi come sono da una parte dalla diserzione degli industriali che passano alla finanza quando non delocalizzano, come dall?altra, premuti dal disimpegno della politica in materia di economia e lavoro. Un esempio del disimpegno? La Fiom qualche mese fa interrog? la politica su sei punti. Il giorno successivo era tutto un ribollire di dichiarazioni di assenso ma, due giorni dopo, ? calato il silenzio di tomba. Sul lavoro la politica ? assente. Amaro riconoscerlo ma ? cos?. - Ma non sar? facile far affermare le due tesi anche perch?, in Cgil e in molte categorie, in questi 15 anni di ?concertazione dell?arretramento?, ? andato in dissolvenza, con la nozione di contrattazione (alcuni contratti nazionali ce lo spiegano), democrazia e conflitto, anche l?antico profilo dei sindacalisti. Con le idee si ? perso anche il ?mestiere?. E? stata infatti selezionata prima e allevata poi una generazione ? quella della concertazione ? che non ha pi? n? la cultura n? la cognizione anche tecnica degli strumenti indispensabili per un ritorno alla contrattazione, alla democrazia, al conflitto che sarebbe il ritorno al futuro, un futuro da elaborare. Taluni lo temono. Possono perci? ? i soggetti di questa leva ? fare resistenza, e su di loro possono anche essere esercitati odiosi ricatti sull?inquadramento (il mobbing sindacale c??, eccome!): potrei allineare esempi di penosi ripiegamenti ma, in verit?, anche esempi di scatti d?orgoglio in controtendenza. Per? un punto resta chiaro: anche aldil? delle due tesi, oggi nel sindacato ? necessaria la svolta non solo nella sua politica ma anche nel ricambio del personale sindacale che la deve agitare. Altimenti, invece di tornare al futuro, torniamo agli errori gravi del passato non remoto. - La terza e la quarta ragione sono assai delicate e chiamano in causa, l?una in negativo l?altra in positivo, anche Rifondazione Comunista. Investono il Partito. Il messaggio in negativo ci arriva da quei settori di quella sinistra sindacale che, nella Confederazione e con la presenza appunto d?iscritti al Partito, si configurava nell?area di ?Lavoro e Societ?? e che oggi, dopo aver polemizzato per mesi e mesi con la Fiom, si inventa un cambio di rotta come gi? intervenuto in Cgil e quindi, ci racconta che i contenuti delle due tesi alternative sono gi? assunti nel documentone Epifani. Non ? cos?. Ma non ? nemmeno questo il punto, questo semmai ? solo un falso scopo, un pretesto acrobatico, per abilitare tutt?altra operazione che rappresento cos?, per quello che ho capito: tu operaio, impiegato, ricercatore, commessa, fatevi pure il vostro congresso, discutete e schieratevi come vi pare ma, attenzione, gi? le mani dalla mia poltrona che, a prescindere dal congresso, ho gi? contrattato come gruppo dentro l?area. Ho capito bene se interpreto che in Cgil c?? gi? una maggioranza d?ufficio e che Lavoro Societ? vi entra e vi resta senza diritto di proposta? Ma se ho capito bene questa ? la logica di una trib? che si autotutela imboscandosi negli apparati e sostiene, ma in apparenza, la democrazia magari con una ?tesi civetta?, ma la sostiene solo per le fabbriche e negli uffici, mentre la calpesta gi? negli uffici della Cgil. Questo ? il modo peggiore per celebrare i 100 anni della ?premiata ditta?. Ecco, a questo Sindacato, si affermasse questo scivolone etico se non morale, non rinnoverei pi? l?antica tessera. - Ci arriva per? anche il messaggio in positivo perch? un congresso a tesi ci parla di una organizzazione che vorrebbe superare le componenti secche di partito, o ci prova perch? ad essa appunto si oppongono i dirigenti delle percentuali garantite, che si rifiutano di dichiararsi ?segretari uscenti? come si dovrebbe fare nel congresso non finto. Siamo per? sul bivio, congresso vero, congresso finto: anche questo ? elemento di straordinariet?. E una nuova e vera sinistra sindacale, che uscir? dal congresso vero, interroga la politica, ha bisogno della politica come, del resto, la ?nostra politica? ha bisogno della nuova e vera sinistra sindacale, e le dice alto e forte: senza lavoratrici e lavoratori, senza il ritorno alla centralit? del conflitto, del salario, dei diritti, senza la ritrovata centralit? del lavoro (?il lavoro ? il motore dell?alternativa? diceva Rinaldini sul Manifesto), la politica non va da nessuna parte. E? un bel messaggio questo se Rifondazione, oggi attiva nel campo di una scelta difficile, sa raccoglierlo. Fiom e Rifondazione: la chiave di volta per l?alternativa sono poi loro. |


