| Un libro sulla Resistenza iraqena... |
|
|
|
| Scritto da Laura |
| Domenica 10 Aprile 2005 16:36 |
|
Mohammed Hassan - David Pestieau IRAQ: LA RESISTENZA FACCIA A FACCIA COL NEMICO OCCUPANTE Zambon Editore, pagg.152, Euro 12,00 Questo pregevole saggio di Mohammed Hassan (gi? ambasciatore dell'Etiopia a Pechino, Washington e Bruxelles) e David Pestieau (giornalista del settimanale belga "Solidaire") analizza le origini, gli sviluppi e le prospettive della Resistenza patriottica irachena. "Se nelle settimane precedenti l'invasione [anglo-americana] - osservano Hassan e Pestieau -, Saddam Hussein avesse deciso con il partito Baath di lasciare il paese insieme ai suoi familiari, la transizione all'occupazione dell'Iraq si sarebbe effettuata pi? agevolmente, secondo lo scenario "l'America ? venuta, ha visto e ha vinto". Ma il Baath scelse un'altra via, quella della resistenza. Una via difficile, dura e lunga". Gli Autori spiegano che la Resistenza contro gli occupanti "era stata preparata molto tempo prima [dell'invasione anglo-americana] dal Partito Baath. Il governo aveva distribuito nove milioni di armi tra la popolazione. La distribuzione era avvenuta attraverso gli organi del partito e attraverso l'amministrazione dello Stato; il ministro del Commercio fece sapere che ogni famiglia irachena aveva ricevuto sei mesi di viveri". L'ex ispettore Scott Ritter, del resto, afferma di aver notato, fin dal 1996, "i preparativi per una resistenza nel dopoguerra simile a quella che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare oggi in Iraq". Grazie alla Resistenza dei Patrioti iracheni, l'aggressione anglo-americana "si sta trasformando in un impegno di pi? largo respiro, cui il mondo intero assiste con sfiducia. Se gli americani si impantanano in Iraq, essi non potranno attaccare direttamente la Siria, [...] Cuba, la Corea del Nord, come pure l'Arabia Saudita, almeno fino a quando non riusciranno a disimpegnarsi dal pasticcio iracheno". Secondo gli Autori, gli Stati Uniti "non mirano solo a smembrare l'Iraq per farne uno Stato coloniale, ma [...] vogliono organizzarlo sul piano politico in modo tale che il paese non sia mai pi? in grado di adottare una politica di sviluppo indipendente. Sull'esempio di quanto fecero gli inglesi nel 1920, gli americani cercano di dividere l'Iraq su base etnica e religiosa". La divisione dell'Iraq rappresenta "un vecchio sogno dei sionisti. Nel 1982, Oden Yinon, un responsabile del ministero israeliano degli Affari esteri, scriveva: "Smantellare l'Iraq ? per noi ancora pi? importante che smantellare la Siria. A breve termine l'Iraq costituisce la pi? forte minaccia per Israele. Ogni conflitto con gli arabi ci pu? essere utile perch? servir? a dividere l'Iraq in parecchie parti"". "Il piano dettagliato - si legge ancora nel testo - prevede di dividere il paese in tre regioni all'interno di uno Stato pi? o meno federale: un'area curda nel Nord, una regione sciita nel Sud e, al centro, una regione sunnita. In Iraq tuttavia ci sono solo pochissime regioni "pure": la gran parte degli sciiti risiede nel Sud, i sunniti prevalentemente nel centro e i curdi sono soprattutto nel Nord; ma almeno un milione di essi si trova anche fuori da questa zona, a Baghdad ci vivono all'incirca un milione di sciiti, nel Sud si trovano dei sunniti, e degli arabi nel Kurdistan". Non bisogna poi dimenticare che, grazie alla "politica di secolarizzazione della societ?" perseguita dal Governo ba'athista fin dal 1968, "gli sciiti iracheni non sono politicamente organizzati come un gruppo distinto; si aggiunga che numerosi arabi sciiti si sentono pi? vicini agli arabi sunniti che ai persiani sciiti dell'Iran". Hassan e Pestieu scrivono, inoltre, che il Governo iracheno, "contrariamente a quanto succede negli altri paesi arabi", ha sempre utilizzato il petrolio "per incrementare lo sviluppo interno anzich? come mezzo per realizzare investimenti nell'economia americana ed europea, cosa che invece succede abitualmente con i famigerati petrodollari degli sceicchi sauditi e kuwaitiani". Agli occhi della Casa Bianca, dunque, l'Iraq ba'athista rappresentava, fin dalla Rivoluzione del 17-30 luglio 1968, un pericolo, in quanto dotato "di un'arma di "distruzione di massa": il suo petrolio". Il libro di Hassan e Pestieau ? distribuito in Italia dalle Edizioni Achab di Verona (tel. 045/8489196 - posta elettronica: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ). ASSOCIAZIONE ITALIA-IRAQ |


