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Gianni Fresu, Lenin lettore di Marx, La Città del sole, 2008 PDF Stampa E-mail
Scritto da Matteo Quarantiello   
Domenica 06 Settembre 2009 18:51
Laura Stochino*

••• Gianni Fresu, Lenin lettore di Marx,

La Città del sole, 2008

L’ultimo lavoro di Gianni Fresu ha in comune con il suo primo libro (Il diavolo nell’ampolla, La città del sole, 2005) il pregio di una costruzione stilistica che tratta il soggetto principale dell’opera, in quel caso la riflessione gramscian asugli intellettuali e il partito, attraverso una  non dichiarata e lunga introduzione che ci accompagna un passo alla volta verso l’oggetto principale: la lettura leniniana dell’opera di Marx. La prima parte del volume ricostruisce con attenzione e chiarezza le posizioni in campo negli anni della II Internazionale. L’analisi delle diverse posizioni dal revisionismo di Berstein al dogmatismo di Kautsky ci riportano nel clima del dibattito marxista dei primi venti anni del 900, posizioni che nella loro diversità sembrano essere accomunate dal tentativo più o meno riuscito di rivendicare a sé stesse la comprensione e la realizzazione dell’eredità del maestro, senza che queste rivendicazioni riescano a far avanzare la teoria e la prassi rivoluzionaria. L’avvitamento intorno a queste discussioni e l’incapacità dei protagonisti di mettere in atto il più importante insegnamento marxiano, quello del confronto continuo con il reale, sono lo sfondo da cui emerge tutta la forza e l’originalità della riflessione di Lenin. In questo senso tutta la prima parte del libro di Fresu, apparentemente autonoma rispetto alla tesi principale del libro, è in realtà uno dei punti da cui si deve far leva per sollevare Lenin dall’accusa di dogmatismo, di oscuro artefice del peccato originale del 900 e collocarlo nel giusto ambito storicofilosofico e filosofico-politico che gli spetta.

In questa direzione le ultime due parti del libro, con la stessa chiarezza e lucidità, ci restituiscono la filosofia di Lenin come il prodotto di un’attività rivoluzionaria e di uno studio approfondito di Marx e delle sue fonti. Nel ricostruire il rapporto con il maestro, Fresu riprende e dimostra la giustezza del parallelo che Gramsci opera fra il rapporto tra Marx e Lenin e quello fra Gesù Cristo e Paolo di Tarso. Come Paolo di Tarso, Lenin non si limita a divulgare e a praticare gli insegnamenti del suo maestro,ma costruisce la sua visione del mondo rendendo necessaria la sua opera come la seconda parte del binomio inscindibile scienza-azione. A questo scopo nel libro di Fresu si sottolinea un aspetto fondamentale della lettura leniniana di Marx ossia l’attenzione che Lenin rivolge alla fonte principale del materialismo marxiano: la filosofia hegeliana. In questo contesto Lenin si spinge a definire Hegel precursore di Marx, infatti senza quest’ultimo non si sarebbe potuta cogliere la potenza della legge dialettica, il compimento di un’interpretazione del mondo che da teorica si fa pratica. Dalle pagine del libro emerge la capacità di Lenin nel carpire il significato profondo della dialettica riportandola al suo ambito logico che in Hegel è unità di pensiero e realtà, liberandola dall’angusto ambito di metodo interpretativo. Prima che rivoluzionario di professione Lenin è dunque un “marxista di base” che nel leggere Hegel per rileggere Marx si entusiasma di fronte alla descrizione hegeliana dell’automovimento del mondo e del suo divenire contraddittorio.

Attraverso lo studio di quelle fonti e nel continuo confronto con i suoi avversari contemporanei, nel testo infatti è dato ampio spazio alla polemica contro gli empiriocriticisti, Lenin costruisce il suo marxismo. Qui sta il più grande pregio del libro di Gianni Fresu: restituire a Lenin il suo ruolo nell’ambito della storia della filosofia non tanto come lettore di Marx,ma piuttosto come suo interprete critico. Inoltre per noi che oggi ci apprestiamo ad assumere un ruolo di militanti e dirigenti di un partito comunista questo libro assume un ulteriore valore positivo: da un lato riesce nell’impresa di scrivere in modo sintetico e didatticamente valido, ma mai semplicistico,
passaggi storici fondamentali della storia del movimento operaio; dall’altra la descrizione della scelta filosofica e politica di Lenin di non generalizzare le posizioni del maestro, di non ridurre l’azione rivoluzionaria a mera esecuzione di un canovaccio già scritto, resta per noi l’insegnamento più attuale. Fresu ci da la possibilità di rileggere la categoria storica di marxismo-leninismo come paradigma della necessità per ogni comunista di accompagnare la scienza all’azione, la filosofia alla prassi. Affondando le radici nella lezione hegeliana per cui la verità è un intero e le parti che lo compongono sono essenziali e in continuo movimento, Lenin ha saputo sfruttare al massimo i suoi riferimenti teorici senza sclerotizzarne le posizioni e in questo modo ha ispirato e guidato il più importante e rivoluzionario evento della storia del 900.

* Segretaria circolo Antonio Gramsci, Cagliari
Ultimo aggiornamento Domenica 06 Settembre 2009 18:57