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Brunetta ora attacca le donne PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Pisano   
Domenica 14 Dicembre 2008 18:04
LA PARITA' SECONDO
IL MINISTRO BRUNETTA
Vuole fare lavorare le donne sino a 65 anni. No corale dei sindacati. Cenni di generale rivolta nel pubblico impiego, settore da cui Brunetta vuole far partire la riforma

 

Di Antonio Sciotto su Il Manifesto del 14/12/2008

Cgil, Cisl e Uil contrarie. Il progetto è bipartisan, d'accordo parte del Pd

Il ministro «più amato dagli italiani» è davvero instancabile, e ora attacca pure le donne: Renato Brunetta vuole portare la loro età pensionabile in pari con quella degli uomini, da 60 anni fino a 65. L'ultima «brunettata» è arrivata ieri, all'indomani dello sciopero della Cgil, e ha gettato lo scompiglio nei sindacati. Ha protestato persino la filo-governativa Renata Polverini, leader dell'Ugl, che fino al giorno prima aveva bollato i lavoratori in piazza come «anacronistici». Decisi stop all'equiparazione sono venuti anche da Cisl e Uil. Ma le proteste più forti le ha espresse l'organizzazione guidata da Guglielmo Epifani, che ha subito alzato le barricate: «Non ci provare nemmeno, Brunetta - dice in una nota dal linguaggio vivace Carlo Podda, segretario della Fp Cgil e strenuo oppositore del ministro della Pubblica amministrazione - La sollevazione dei dipendenti pubblici (e non solo la loro) sarebbe immediata, di grandi dimensioni e, siamo certi, unitaria». D'accordo con Podda è Morena Piccinini, segretaria confederale Cgil, che denuncia il piano bipartisan contro la previdenza pubblica, mosso da alcuni parlamentari del Pd (Pietro Ichino ed Emma Bonino), del Pdl (Giuliano Cazzola e Benedetto Della Vedova) ed economisti come Francesco Giavazzi, presenti qualche giorno fa a un convegno dove fu avanzata questa proposta: «Vogliono dare in pasto all'Europa e ai mercati le pensioni, in particolare quelle delle donne, per giustificare eventuali sforamenti di deficit. Come ha già fatto Berlusconi qualche anno fa, con lo scalone Maroni». Dal fronte Pd, è invece contraria Vittoria Franco. L'uscita di Brunetta, insomma, non sarebbe casuale, e il fronte dei supporter infatti ieri ha subito dichiarato a valanga (da Cazzola a Daniele Capezzone), mentre, fa notare sempre la Cgil, nei giorni scorsi il ministro del Welfare Maurizio Sacconi aveva - ineditamente - detto di essere contrario all'innalzamento. A sostegno della sua tesi, Brunetta cita «la sentenza del 13 novembre scorso, con cui la Corte Ue ha condannato l'Italia per la violazione dell'articolo 141 del Trattato Ue che riguarda 'la parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore'». La Corte ue aveva contestato la differenza solo per quanto riguarda l'Inpdap (pensioni dei dipendenti pubblici) e non l'Inps. E infatti Morena Piccinini spiega che «la Ue ha preso un grosso abbaglio, a causa della documentazione inviata dal passato governo Berlusconi, negli anni dal 2004 al 2006, mal scritta e inadeguata». La Corte Ue, secondo la segretaria Cgil, «ha condannato l'Italia perché ha ritenuto erroneamente l'Inpdap come una cassa privata, per colpa di quella documentazione fuorviante: tanto è vero che non ha emesso analoga sentenza per l'Inps, correttamente considerata pubblica: in poche parole, la Ue non dice che per legge debba esserci la stessa età per uomini e donne». La Cgil obietta anche nel merito: «Va ripetuto a chi fa finta di non saperlo - dice Piccinini - che già dal 1977 le donne possono scegliere liberamente di rimanere al lavoro fino a 65 anni: basta che facciano domanda all'azienda, che non può rifiutare. Se è vero che l'età legale di uscita è più bassa rispetto agli uomini, l'età reale è invece più alta: per il fatto che entrano dopo al lavoro, sono più precarie e discontinue dei colleghi maschi, dunque maturano più tardi gli anni necessari. Basti pensare che le pensioni erogate oggi con il contributivo sono inferiori del 10% rispetto a quelle del retributivo. Ma soprattutto: è sbagliato questo discorso oggi, vista la crisi. Chi perde il lavoro in età avanzata almeno può sperare nella pensione, dato che non ci sono ammortizzatori e che il governo, come abbiamo denunciato con lo sciopero, non pare volerli stanziare». Infine, «va ricordato che l'Inps chiuderà quest'anno in attivo, di ben 8 miliardi». «Niente fughe in avanti - dice Raffaele Bonanni (Cisl) a Brunetta - Il prolungamento per le donne deve essere volontario e con incentivi. E bisogna riconoscere periodi di contribuzione figurativa alle donne quando stanno a casa per necessità». Favorevole all'idea di Brunetta si dice Volontè (Udc), «ma tutelando la maternità». Mentre Paolo Ferrero (Prc), la bolla come «frutto dell'odio verso lavoratori e lavoratrici».