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Ritornare alla lotta: SOS Sulcis - Iglesiente PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Pisano   
Giovedì 05 Febbraio 2009 14:11

Ritornare alla lotta: SOS Sulcis - Iglesiente

In questi ultimi anni è in atto nel Sulcis-Iglesiente un malessere diffuso, visibile anche da una grande ripresa del flusso migratorio. Coi processi di deindustrializzazione in atto da anni nel territorio, si sono persi e si stanno perdendo migliaia di posti di lavoro.Il Sulcis-Iglesiente è una zona dove la disoccupazione è a livelli insostenibili, con dei paesi dove un terzo della popolazione attiva è disoccupata. Abbiamo un territorio con una disoccupazione di massa e che rischia la desertificazione industriale. In questi giorni mentre molti sono impegnati nelle elezioni Regionali Sarde,nella disputa tra un “padrone” Soru e un servo di un “padrone” Cappellacci, nel Sulcis il dramma sociale aumenta. Siamo tutti direttamente o indirettamente vittime della ulteriore crisi che ha investito pesantemente il polo industriale di Portovesme. Alcuni dati:
Otefal Sail (la ex Ila) fabbrica di laminati d’alluminio,da circa tre mesi 200 lavoratori sono senza stipendio e ammortizzatori sociali, la fabbrica è chiusa.
La Portovesme S.R.L. ha fermato da gennaio i forni Waelz e messo 100 operai in cassa integrazione,perché il prezzo dello zinco è colato a picco.
L’Euralluminia rischia la chiusura,attualmente la fabbrica è ferma,sono circa 700 (circa un migliaio con l’indotto) i lavoratori che rischiano il posto di lavoro. La fermata degli impianti, potrebbe aver altre gravi ripercussioni per l’area del Sulcis in quanto l’alluminia viene poi acquistata dall’Alcoa che si ritroverebbe senza il prodotto da trasformare.
L’attuale polo industriale di Portovesme non è e non può essere il propulsore del futuro economico del territorio.Tuttavia nel breve e nel medio periodo il polo è l’unica risorsa certa,di importanza vitale per le popolazioni, da preservare attraverso interventi di consolidamento efficenziale. In una situazione difficile come questa per il territorio, credo occorra avviare una grossa mobilitazione e una lotta unitaria dei lavoratori, delle famiglie e delle organizzazioni sindacali del territorio. Perchè per esperienza personale dico che la lotta paga, come ha pagato quella grande e tenacissima lotta dei minatori della Carbosulcis 15-16 anni fa, dove il sottoscritto era tra i protagonisti.

di Antonello Tiddia *
* RSU CARBOSULCIS

Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Febbraio 2009 13:27