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Gli interventi alla manifestazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Pisano   
Domenica 05 Aprile 2009 10:06

Gli interventi alla manifestazione

di CGIL del 04/04/2009

 

Dal palco del Circo Massimo intervengono un operaio metalmeccanico, una precaria della scuola, un lavoratore immigrato, una pensionata, un medico siciliano, una studentessa. Le sintesi degli interventi Favino legge la lettera del figlio di un ex operaio Ilva

L'operaio di Pomigliano in cassa integrazione

“Trovo profondamente ingiusto, ancora di più dopo questa straordinaria mobilitazione di oggi, che la Cisl e la Uil non abbiano deciso di affidare la parola finale sulla riforma contrattuale ai lavoratori. La democrazia non può fermarsi ai cancelli delle fabbriche, perché quando ciò avviene è la democrazia stessa ad essere colpita e ferita. Credo sia giunto il momento di fare, come Cgil, della democrazia nei luoghi di lavoro il primo punto della nostra iniziativa, anche proponendo una legge di iniziativa popolare in risposta all'autoritarismo di questo governo e all'arbitrio di Cisl e Uil”. Intervenendo alla manifestazione, il lavoratore cassaintengrato di Pomigliano d'Arco, ha voluto concentrare il suo intervento sull'accordo separato del 22 gennaio e sulla crisi. “I lavoratori rivendicano sì un nuovo modello contrattuale, ma capace di un recupero reale del potere d'acquisto dei salari e di valorizzare il lavoro umano sul piano dei diritti e delle professionalità. Con l'ultima riforma contrattuale, invece, i lavoratori saranno inevitabilmente più poveri, perché si programma la riduzione dei salari e si riduce drasticamente la contrattazione”. Dopo tanti decreti “ad personam”, se ne faccia uno per i lavoratori che aumenti l'indennità della Cassa integrazione, riportandola all'80 per cento del salario, e prolunghi la durata di quella ordinaria. Una proroga dei termini, quindi, che porti la Cig ordinaria da 52 a 104 settimane permetterebbe di di far uscire le aziende dalla crisi garantendo i livelli occupazionali e dando tranquillità a tutti quegli uomini e quelle donne che si ritrovano a pagare una crisi provocata da altri”.


Insegnante precaria, il paese sia all'altezza della Costituzione

“Ci sono in gioco i ragazzi e le ragazze che sono il nostro lavoro e che sono il futuro del nostro Paese. Sappiamo che una scuola di precari è una scuola precaria, che ogni anno viene impoverita perché le si sottraggono risorse vitali". Lo afferma Rossella Zelioli nel suo intervento al Circo Massimo. "Di fronte a quello che succederà nei prossimi mesi a causa del governo ci chiediamo infatti: chi potrà continuare ogni anno a studiare, ad aggiornarsi, a sperimentare e ricercare, a motivarsi se ogni anno dovrà cambiare sede, dovrà cambiare scuola, dovrà cambiare città? Chi potrà continuare a dedicare anima e corpo, energie intellettuali e cuore? Perché questa è la scuola, cervello e cuore - a questi o a quei ragazzi straordinari, con il loro talento da aprire alla vita, con il loro merito da premiare e da coltivare? Oppure chi potrà e vorrà dedicarsi anima e corpo a quel bambino o ragazzo difficile, ai suoi bisogni speciali, al suo posto nel mondo che gli spetta di diritto, se ogni anno a giugno lo si deve guardare in faccia e dire: spera che l’anno prossimo qualcun altro si occupi di te? Chi potrà ancora farlo? Di questo si tratta, quando si parla di scuola precaria, o meglio è di questo che si tratta quando si parla oggi di scuola. Lo sappiano i ministri Tremonti, Brunetta e Gelmini. Sappiano che chi continuerà a scegliere di fare questo lavoro come ho scelto di farlo io, è perché crede nella scuola pubblica e nel suo quotidiano dovere di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (…). Queste sono parole della nostra Costituzione - conclude -, e queste sono il vincolo di mandato cui guardo ogni giorno da insegnante: per questo dicevo che chi come me è precario della scuola abita anche il mondo della speranza. La speranza in un paese che sia all’altezza dei valori che lo fondano”.
Insegnante precaria, viviamo nel mondo della paura
"Il mondo della paura si spalancherà per tutti quelli che come me hanno fatto della scuola la propria ragione di vita e di lavoro: 42mila persone… che da settembre non lavoreranno più, schiacciate dalla logica brutale e stracciona di chi svende il futuro del Paese, che è la scuola nel suo essere pubblica e di qualità. Perché davvero, e so che voi che siete qui ci aiuterete a gridarlo al governo e al mondo, la scuola è il futuro che ci attende, l’unico che abbiamo”. Lo dice Rossella Zelioli, insegnate precaria sta parlando al Circo Massimo. “Ecco perché essere precari a scuola significa abitare due mondi, quello della paura e quello della speranza. Perché attraverso la scuola e la sua dimensione pubblica passano i nodi dello sviluppo economico e civile del nostro Paese! Noi che amiamo chiamarci lavoratori della conoscenza sappiamo bene infatti che ad essere precari non sono solo i nostri posti di lavoro e le nostre aspettative individuali”.
Insegnante precaria, molti di noi presto spariranno
“Dico questo – spiega Rossella Zelioli, insegnante precaria - perché a scuola, nei prossimi mesi, non andrà affatto bene. Per me e per migliaia come me. Non andrà bene affatto perché a scuola scompariranno d’un colpo i posti occupati da decenni dai precari, che, come me, hanno contribuito a reggere la scuola tra bufere più o meno forti, hanno lavorato in classi con un numero di alunni sempre crescente fino all’insostenibile cercando di garantire comunque una buona scuola, hanno favorito l’accoglienza, l’integrazione e un progetto di vita a ragazzi con difficoltà e bisogni speciali… Spariranno docenti, ausiliari, tecnici e amministrativi, così, nel buio. Questo succederà".
Ho passione e amore per la scuola, ma ogni anno spero che il 30 giugno arrivi un po’ più tardi e il primo settembre un po’ prima; ogni anno spero che questo nostro strano Paese abbia ancora bisogno di gente come me. Sono infatti una delle centinaia di migliaia di precari della scuola, che uniscono in questa definizione due grandi mondi: il mondo della paura e quello della speranza. Essere precaria, a scuola come nei call centers, nel pubblico impiego o in ogni altra azienda, è il mondo della paura”. Rossella Zelioli, 28 anni, “insegnante per scelta”. Laurea, abilitazioni, punteggi, sedi da scegliere e posti in graduatoria da scalare ogni anno, racconta oggi la sua storia dal palco del Circo Massimo. Ecco una parte del suo discorso: “A 28 anni, con i titoli e la voglia in tasca, sai benissimo che un altro anno passerà prima di poter fare un figlio o accendere un mutuo per comprare casa. Passerà questo, il successivo, passerà l’altro ancora, così, fino a quando ti renderai conto che il figlio e il mutuo non ti saranno più possibili. Non ti sarà più possibile perché nel pieno di una crisi economica spaventosa non è il caso di far posto ai sogni di famiglia e di futuro quando il tuo lavoro si accende e si spegne come una lampadina e il tuo compagno ha di fronte l’esaltante prospettiva della cassa integrazione…. ei prossimi mesi la mia paura crescerà ancora, e i sogni diventeranno sempre più piccoli”.

Lavoratore Ghana, immigrati decisivi per il futuro

“Il futuro dell'Italia non esiste senza l'immigrazione, perché l'Italia nel 2050 avrà 22 milioni di anziani ultrasessantacinquenni. Anche per questo, l'immigrazione è un processo irreversibile. L'invecchiamento complessivo pregiudicherebbe la capacità produttiva dell'Italia”. Walker Joseph, ghanese ha voluto così rimarcare l'importanza del lavoro degli stranieri per lo sviluppo economico, sociale e culturale del nostro Paese. “Dentro questa grave crisi economica i lavoratori immigrati rischiano di pagare il prezzo più alto: sono i primi a perdere il posto di lavoro e sono quelli che stanno subendo sulla propria pelle gli effetti del razzismo e xenofobia. “Come diceva diceva Martin Luther King “I have a dream”, ho un sogno: che un giorno gli italiani si renderanno conto che sono stati tra i primi ad andare in Australia, sono stati loro i primi ad avere il sogno d'America, sono stati loro i primi ad avere il diritto di voto in tanti altri paesi. E' venuto il momento per noi, (4 milioni di persone presenti in Italia), di pesare, di contare, di essere liberi e riconosciuti come cittadini. E bene che ognuno di noi ci provi. E' bene che questo sogno sia nel cuore della Cgil e nel cuore di ognuno di noi”.

Una pensionata, Spi continuerà lotta per welfare e diritti

“Gli anziani e le donne devono sapere che il Libro verde di Sacconi prevede la fine dello stato sociale, quel welfare che la nostra generazione ha conquistato. Chiediamo al governo la restituzione del fiscal drag, l’aumento delle pensioni e il varo della legge per la non autosufficienza”. A dirlo è una pensionata dello Spi che sta partecipando alla manifestazione della Cgil al Circo Massimo. Parlando delle divisioni tra i sindacati, “ovviamente non ci fa piacere – aggiunge la donna – ma non posso non dire che nessun sindacato dovrebbe firmare accordi che restringono i diritti e svuotano il ruolo dei sindacati. Non possiamo accettare la cancellazione di diritti, soprattutto non può accettarla la nostra generazione che ha tanto lottato per averli”. E così conclude: “I pensionati italiani continueranno a impegnarsi nelle battaglie della Cgil, esprimendo quell’energia positiva di cui sono portatori per il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti”.
Medico siciliano, non siamo gendarmi, non denunciamo nessuno

"Vi porto la mia testimonianza da una terra difficile, complicata, la Sicilia. Quella Sicilia dove la sanità è la più costosa, i ticket piu' pesanti e le liste d'attesa più lunghe; dove ci si ammala di meno, ma si muore di più. Una terra dove fare il medico non è esattamente come farlo nel resto d'Italia, dove la cura è spesso sostituita dal prendersi cura delle fragilità, delle paure, delle piaghe e non soltanto del corpo. Una terra di frontiera dove centinaia di immigrati ogni giorno sbarcano nella speranza di una vita migliore. Sono queste le parole di Renato Costa, pronunciate durante la manifestazione nazionale della Cgil, con le quali ha voluto stigmatizzare in qualità di medico le norme che prevedono la possibilità di denunciare i clandestini. “Il ministro Maroni è riuscito a pensare che i medici, trasformati per l'occasione in gendarmi. Non ci sono parole è una scelta che sottintende una ideologia razzista; che pretende di relegare gli immigrati a ruolo di 'non persone'”.

Studentessa, i giovani non sono un peso, ma una risorsa

“Per il governo i giovani sono un peso per la società, una categoria alla quale bisogna concedere un lavoro – nel migliore dei casi nero o precario – e non una risorsa sulla quale investire”. A dirlo è Marta Lavacchini, la studentessa che è intervenuta alla manifestazione di oggi al Circo Massimo, ricordando le parole di Giuseppe Di Vittorio: “Sono necessarie curiosità e ascolto; è necessario resistere e conoscere sempre una parola in più del padrone di allora e di oggi”. Qualità certamente lo studente non riconosce all'attuale maggioranza. “Il Governo vorrebbe contrapporre i lavoratori agli studenti - ha aggiunto -, i giovani agli anziani, ma non ci riuscirà. Noi crediamo che la cultura e il sapere siano un valore irrinunciabile e non vuote parole. Per questo chiediamo un investimento serio sull'istruzione, sulla formazione, sulla ricerca e non tagli indiscriminati come quelli fatti dalla Gelmini. L'università, la scuola devono essere di qualità, pubbliche e di massa per cancellare ogni disparità di accesso alla cultura”.

Favino legge lettera del figlio di un ex operaio Ilva

“Sono figlio di un ex operaio Ilva, non un operaio a caso, mio padre. L’ultimo del mondo. Sono figlio dell’ultimo del mondo. Io sono un traditore. Sono un reietto. Come Bruto ho ucciso mio padre. L’ho ucciso con il silenzio. Caino me. Mio padre aveva tre figli, io l’unico maschio, ultimo a nascere. Secondo Riva a me spettava un posto di diritto in fabbrica. Per me il destino era scritto. Me le ricordo tutte le chiacchierate con mio padre. Da buon operaio, padre di famiglia, voleva per il suo unico figlio maschio, il riscatto sociale, voleva una carriera all’avanguardia. Mi diceva: studia, impegnati, costruisci il tuo futuro perché nessuno qua ti da niente. Perché il futuro si costruisce sporcandosi le mani. Mi diceva di non arrendermi perché all’Ilva non c’era neanche il padre eterno a difenderti”. Così scriveva il 13 dicembre 2008, Roberto Romano, figlio di un ex operaio Ilva. Questa la lettera letta da Pierfrancesco Favino dal palco del Circo Massimo. “Sì, mio padre era cattolico, praticante – si legge nella lettera - Io prima ci credevo. A ventitre anni con una moglie e un diploma di perito industriale il suo futuro era segnato. Come era segnata la nascita, un anno dopo, della sua prima figlia. Lavorare all’Ilva era l’unica soluzione. Operaio. In fondo alla società per diritti e protezione ci sono gli operai. Lui aveva molti doveri ma pochi diritti. Aveva il dovere di proteggere la sua famiglia, sfamandola, educandola, aveva il dovere di non scioperare perché lo sciopero significava portare a casa meno soldi perché, dopo quasi tre anni mio padre volle assieme a mia madre concepire un figlio, la fortuna ne diede due: mia sorella e me. Perché avere due gemelli significava doppio lavoro, significava visite pediatriche doppie, ogni volta che ci si ammalava ci si ammalava in due, ogni volta significava andare in farmacia e lasciare una settimana di lavoro. Ma in famiglia non si era in due ma in cinque”.