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Amnesty: embargo alle armi per Israele
di Michele Giorgio
su Il Manifesto del 24/02/2009
Il rapporto dell'organizzazione internazionale condanna anche Hamas: i razzi contro i civili sono crimini di guerra. Durante l'operazione «Piombo fuso» utilizzate armi proibite: Obama ha l'obbligo di fermare trasferimenti che contribuiscono a gravi violazioni dei diritti dell'uomo e a crimini contro l'umanità Appello agli Usa: è l'unico modo per evitare stragi di civili E all'Italia: Berlusconi interrompa la fornitura ordigni
Fermare la vendita internazionale di armamenti ad Israele e, allo stesso tempo, interrompere anche il traffico delle parti necessarie per assemblare i razzi di Hamas. Solo con l'embargo si possono impedire attacchi contro i civili compiuti dalle due parti. Ad invocare questa misura di eccezionale significato è Amnesty International che ieri ha diffuso un rapporto («Fueling conflict: foreign arms supplies to Israel/Gaza») che contiene prove sulle armi e munizioni usate durante le tre settimane dell'offensiva israeliana a Gaza che tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio scorso ha fatto oltre 1.300 morti palestinesi, tra i quali centinaia di civili. Amnesty non manca di puntare l'indice anche contro i lanci di razzi di Hamas ma, di fronte all'evidente sproporzione di forze e di potenza di fuoco, pone sul banco degli imputati soprattutto Israele già accusato da più parti di aver fatto uso anche di armi proibite, come il fosforo bianco, durante le tre settimane di operazione «Piombo fuso». Ieri, peraltro, con una lettera inviata al ministro degli esteri Frattini, la sezione italiana di Amnesty e la Rete per il disarmo hanno chiesto che il governo Berlusconi interrompa le autorizzazioni all'esportazione di armi verso Israele e sospenda i trasferimenti già autorizzati in base alla legge 110/1975, alla legge 185/1990 e agli accordi per la cooperazione nel campo della difesa. L'Italia, hanno chiesto, deve rendere pubbliche le informazioni sulle esportazioni di armi verso Israele. «Le forze israeliane hanno usato fosforo bianco e altre armi fornite dagli Stati Uniti per commettere gravi violazioni del diritto umanitario, compresi crimini di guerra. I loro attacchi hanno causato la morte di centinaia di bambini e di altri civili e la massiccia distruzione di abitazioni e infrastrutture», ha denunciato Donatella Rovera, che ha guidato il mese scorso la missione d'indagine di Amnesty a Gaza e nel sud di Israele. «Al tempo stesso, Hamas e altri gruppi armati palestinesi hanno lanciato contro le aree civili israeliane centinaia di razzi introdotti a Gaza dall'esterno o assemblati con componenti prese all'estero», ha aggiunto. Da parte sua Malcolm Smart, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty, ha messo in luce che, in quanto principali fornitori di armi a Israele, «gli Usa hanno l'obbligo di fermare ogni trasferimento che contribuisca a gravi violazioni delle leggi di guerra e dei diritti umani». L'amministrazione Obama, ha aggiunto Smart, dovrebbe immediatamente sospendere gli aiuti militari a Israele. Nel rapporto di 38 pagine si riferisce degli attacchi subiti da edifici pubblici, abitazioni civili, sedi dell'Onu, scuole, ospedali di Gaza e dell'uso, oltre al fosforo bianco, anche di missili sparati da droni con effetti devastanti sulla popolazione. Amnesty afferma che da molti anni Washington è il principale fornitore di armi convenzionali a Israele e l'accordo decennale in vigore fino al 2017 prevede il rifornimento di aiuti militari per un valore di 30 miliardi di dollari, con un aumento del 25% rispetto al periodo precedente l'Amministrazione di George Bush. «L'offensiva militare israeliana a Gaza è stata condotta con armi, munizioni ed equipaggiamento militare provenienti dagli Usa e pagati coi fondi dei contribuenti americani», ha sottolineato Smart esortando il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite «a imporre un immediato embargo totale sulle armi dirette a Israele, Hamas e altri gruppi armati palestinesi, fino a quando non siano individuati meccanismi efficaci per assicurare che munizioni e altre forniture militari non verranno usate per commettere gravi violazioni del diritto umanitario». Gli affari, ha concluso Smart, «non possono andare avanti come al solito, con le prevedibili ulteriori conseguenze devastanti per la popolazione civile di Gaza e Israele». Tra i paesi che tra il 2004 e il 2007 hanno esportato armi verso Israele si segnalano la Francia (per 59 milioni di euro), la Romania (20 milioni di euro), la Gran Bretagna (10 milioni di sterline), la Serbia (15 milion di dollari) e la Germania (1,5 milioni di dollari). Israele ha respinto seccamente le accuse di Amnesty. «Il rapporto presenta una versione tendenziosa dei fatti, non rispecchia criteri professionali e di obiettività... ignora l'uso deliberato da parte di Hamas di civili come scudi umani», ha commentato Mark Regev, il portavoce del ministero degli esteri, negando che Israele abbia colpito intenzionalmente obiettivi civili. Rispondendo ad Amnesty, Hamas ha parlato di diritto all'«autodifesa» contro l'aggressione israeliana. 1300 I PALESTINESI di Gaza uccisi nel corso dell'operazione «Piombo fuso», l'offensiva israeliana contro la Striscia scattata il 27 dicembre scorso e conclusasi dopo tre settimane
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