Circolo Gramsci Cagliari

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Domenica, 01.08.2010
Oltre il muro di Berlino PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Pisano   
Venerdì 03 Aprile 2009 10:29

Oltre il muro di Berlino, perché essere giovani comunisti

 

Di Laura Stochino*

 

Molti dei giovani comunisti e delle giovani comuniste che quest’anno prenderanno la tessera sono nati alla fine degli anni Ottanta. Per loro e per i loro coetanei il comunismo è riconducibile alla trasfigurazione di immagini e video oramai simbolici, che riducono un intero evento all’inquadratura fotografata e filmata. Fotogrammi che bloccano un attimo e ci rimandano ad una visione anticomunista, ad un giudizio senza appello al comunismo e alla sua storia. In una società che si lascia solo guardare è difficile
contrapporre a queste immagini un ragionamento, una riflessione che vada oltre i limiti dell’immagine fotografata e filmata.
La bidimensionalità della foto è la stessa con cui giudichiamo ciò che racconta, una giustapposizione di contrari: vero o falso, giusto o sbagliato, libertà o oppressione, comunista o anticomunista. La didascalia che le accompagna è l’unica verità a cui dare ascolto. La storia del Novecento è ricca di queste foto, di questi filmati che raccontano i passaggi più significativi del secolo e che riducono ogni cosa alla potenza dell’emozione visiva. Potremo al contrario tentare di andare oltre questa montagna di immagini e provare a dire anche qualche parola. Potremo magari fermarci a ragionare su quanto è avvenuto dopo quegli attimi di massima libertà e speranza, per cercare di capire se il Muro è veramente crollato o se le sue
macerie sono servite a riedificarne uno nuovo più alto e più solido. Essere giovani comunisti e comuniste oggi significa soprattutto questo: guardare il mondo da una prospettiva che tenga conto della dialettica del reale, dell’interazione complessa che costruisce un fatto, del superamento che segue all’evento preso in esame. Questa la lezione che ci viene dal marxismo e dal pensiero comunista; ogni evento si colloca all’interno di un conflitto, ogni tentativo di riduzionismo e di semplificazione è un tentativo di  anipolazione e pacificazione. Cercare di riportare l’intera realtà alle due dimensioni è lo strumento più potente nelle mani del capitalismo. Dovremo essere capaci di opporci a tutto questo, di contrapporre al vedere il sapere, alla visione lo studio, all’immagine la parola. Potremo rifugiarci nei nostri simboli e nelle nostre icone positive, ma questo farebbe il gioco di chi vuole ridurre il movimento dei lavoratori a un quadro di contadini che marciano insieme e al bianco e nero di un ritratto cubano. Essere comunisti oggi significa lottare per recuperare e mostrare a tutti e a tutte l’esistenza di una terza dimensione, dalla quale è possibile vedere e godere anche degli istanti e dalla quale è possibile ripartire per rovesciare l’egemonia culturale del capitale e della sua industria culturale. Costruire soggettivamente e collettivamente una visione del mondo che si spinga oltre la cornice dello schermo, oltre il tentativo di farci spettatori
passivi della storia.

* segretaria circolo Prc “A. Gramsci” di Cagliari