Partito della Rifondazione Comunista Federazione di Cagliari Cagliari, 17 Giugno 2009
Alla cortese attenzione di tutti gli organi di informazione
Comunicato Stampa
Oggetto: Il Prc di Cagliari contro la repressione e la criminalizzazione del dissenso politico esprime ferma solidarietà a Bruno Bellomonte.
Il Prc della Federazione di Cagliari esprime ferma solidarietà a Bruno Bellomonte, alla sua famiglia, ai compagni e le compagne di “A Manca“ per l’arresto avvenuto nell'ambito dell'indagine antiterrorismo della Procura di Roma. L’accusa di legami con organizzazioni eversive e armate si rivelò funzionale alla repressione del dissenso, già nella precedente “Operazione Arcadia”. Le motivazioni che hanno portato alle indagini, nate per la prevenzione di fantomatici attacchi mirati durante i lavori del G8 da parte dell’area della sinistra radicale, richiama una storia inquietante, quella della criminalizzazione dell’antagonismo sociale, che abbiamo già vissuto a Genova nei giorni del G8 del 2001, e che è costata la vita a Carlo Giuliani.
Le motivazioni della “lotta al terrorismo” sono le stesse che ci hanno propinato per giustificare mediaticamente la sospensione violenta della democrazia avvenuta a Genova in quei giorni, e per la quale da sempre rivendichiamo verità e giustizia attraverso la costituzione di una commissione parlamentare. Bruno Bellomonte è un comunista, militante dell'organizzazione “A Manca”, che insieme ad altri movimenti, stava lavorando nel comitato “A Fora su G8” per organizzare un convegno delle nazioni senza stato e ad altre diverse iniziative culturali e politiche da realizzare in occasione del G8 a La Maddalena, portando il suo impegno alla promozione di manifestazioni, assemblee, iniziative pubbliche, feste popolari, nelle piazze, nelle strade, e nei quartieri dei paesi. Tutto alla luce del sole.
Bruno Bellomonte ha sempre manifestato l'assoluta contrarietà ad iniziative che dessero l'occasione di criminalizzare il movimento, condividendo il documento contro il G8 assieme alla moltitudine di organizzazioni politiche e culturali che in Sardegna immaginano un mondo senza disuguaglianze, compresa Rifondazione Comunista. Bruno lavorava per costruire una forte mobilitazione contro il G8 e questo ne ha fatto un pericoloso sovversivo. Siamo certi che questa provocazione fallirà, come sono cadute tutte le accuse formulate contro Bruno nel 2006 con l’operazione Arcadia, che ha portato in carcere ingiustamente dieci compagni.
Non vorremmo invece che questo fosse l'ennesimo tentativo volto ad intimidire e a criminalizzare i movimenti di lotta, e a distogliere, con la complicità dei mass-media asserviti, l'attenzione dai drammi quotidiani che la lotta contro tutti i G8 porta con se. Lotta contro la guerra e per la pace, lotta contro la disoccupazione, la precarietà, per un lavoro che permetta una vita degna di essere vissuta, lotta per una società giusta. Rispondiamo convinti all’appello di “A Manca”, certi che Bruno sarà con noi molto presto, assieme alla sua organizzazione, a costruire conflitto sociale e a lottare insieme agli sfruttati della nostra terra. Perche noi lo sappiamo bene: Un altro mondo è possibile.
Giuseppe Stocchino Segretario Federale Prc di Cagliari
Per informazioni: 3397513009
Ciao Ivan!
Scritto da Simone Pisano
Lunedì 15 Giugno 2009 18:22
CIAO IVAN!
Quando la lotta è di tutti per tutti. Il tuo padrone, vedrai, cederà se invece vince è perchè i crumiri gli dan la forza che lui non ha... (Ivan Della Mea)
Ivan Della Mea se ne è andato. Ha cantato le sofferenze e le speranze dei proletari e dei comunisti per mezzo secolo. Le ha cantate anche quando, in questi anni, la parabola discendente della sinistra pareva non far presagire nulla di buono. Lo ha fatto con l'ottimismo della volontà, lo ha fatto da militante per il comunismo. La nostra commozione è tanta nel ricordarlo, nel salutarlo e nel promettergli che la sua lotta era ed è la nostra e che... continua. Ciao Ivan!
Ultimo aggiornamento Martedì 16 Giugno 2009 11:53
In Sardegna la lista comunista ha sollevato la testa.
Scritto da Matteo Quarantiello
Mercoledì 10 Giugno 2009 13:05
In Sardegna la lista comunista ha sollevato la testa.
di Laura Stochino
Quando un mese fa mi è stato chiesto di candidarmi ho accettato per due ragioni. La prima era una ragione interna legata alla nostra organizzazione: avevamo e abbiamo bisogno di rimettere in piedi il nostro partito nel territorio sardo dopo una scissione dolorosa e lacerante. La seconda era legata al progetto politico che ci ha guidato in questa campagna elettorale: l’unità dei comunisti e della sinistra. Credo che questo risultato elettorale, così devastante in certe aree del Paese, non sia da interpretare come una sconfessione del nuovo percorso intrapreso ma al contrario come un ulteriore segnale che di sinistra e di democrazia c’è sempre più bisogno. La storia è maestra e noi dovremo avere la forza oggi di impostare un lavoro lungo e di resistenza che non si limiti al consolidamento del nostro partito ma che punti a ricostruire un fronte comunista e democratico. Il forte astensionismo, il rafforzamento della Lega in Italia e delle destre nel resto dell’Europa sono sintomi di un’emergenza democratica. Il lieve arretramento del PDL e l’indebolimento del PD non hanno come risultato il nostro avanzamento, né di quello che ci sta accanto, ma siamo in una condizione, parafrasando Antonio Gramsci, per cui se anche il vecchio morisse non per questo nascerebbe il nuovo. Su questo dovremo sforzarci di lavorare, su questa mancanza e incapacità di aggregare anche coloro che si riconoscono nelle nostre politiche ma non nelle nostre organizzazioni. Il processo dell’unità dei comunisti è imprescindibile ma non è sufficiente, o almeno non lo è sino a quando questo rafforzamento resterà un modo per marcare un confine di partito piuttosto che aprirlo. Siamo un partito comunista in sé dovremo iniziare a esserlo anche per sé. Abbiamo tracciato una linea di chiarezza nell’ultimo Congresso che fa luce sui nostri riferimenti politici e filosofici che ci dà il senso del nostro compito, questo lavorio interno deve ora trovare fuori i suoi riscontri, deve essere capace di confrontarsi e di avvicinare. I modi sono sempre gli stessi, quelli che ci insegna la nostra storia: organizzare i lavoratori e le lavoratrici.
In questo mese di campagna elettorale ho partecipato a molte assemblee nei nostri circoli perché ritenevo che dopo una scissione di questo tipo fosse necessario ricucire anche i rapporti umani tra compagne e compagni, è stato un lavoro politico che rivendico perché mi ha dato la possibilità di crescere e di riscoprire le ragioni di questa lotta spesso dura e solitaria. In Sardegna il nostro partito è ricco di umanità e di determinazione, di militanti sinceri che nell’ultimo mese hanno speso tutto il loro tempo libero volantinando e parlando con tutti per spiegare le nostre ragioni, per ricostruire la fiducia nel nostro partito. Credo che vada a tutte e a tutti loro il merito di questo risultato sardo di resistenza che vale più di una somma numerica ed è il prodotto di un disinteressato lavoro politico. La nostra lista ha ottenuto più del 4% in tutte le province sarde, anche le più nere, ha raccolto consensi e sostegno in buona parte di quella sinistra diffusa che in Sardegna è mobilitata nelle lotte contro la militarizzazione, il nucleare, per la riforma della salute mentale e la difesa dei migranti e dei rifugiati. In ogni iniziativa abbiamo cercato di mettere in circolo nuove forze e collaborazioni, lavorando fianco a fianco con i Comunisti Italiani credendo fortemente nel progetto di unità dei comunisti e della sinistra antagonista, vorremo ora continuare sul sentiero tracciato in quest’ultimo mese per non dover ogni volta ricominciare da zero.
La partita non è chiusa, bisogna resistere e rilanciare, imparando dall’esperienza
Scritto da Matteo Quarantiello
Mercoledì 10 Giugno 2009 13:03
La partita non è chiusa, bisogna resistere e rilanciare, imparando dall’esperienza
Intervista a Fosco Giannini, della direzione del PRC
e direttore de l’Ernesto
pubblicata su L'ERNESTO del 10/06/2009
Non si abbandona un progetto strategico solo perché in un passaggio elettorale è mancato lo 0,6% dei voti
Costruzione a sinistra di un vasto fronte sociale e politico di opposizione, con basi di massa, autonomo dalla strategia moderata e compatibilista del Partito Democratico; costruzione di una convergenza unitaria – nella lotta - di tutto il sindacalismo di classe, confederale e di base, in piena autonomia dal progetto adattativo di CISL e UIL e di una parte della CGIL; autonomia e unità dei comunisti, per la ricostruzione processuale del loro partito. Sono questi i tasselli di un progetto e di un processo in cui le diverse questioni vanno tenute insieme, ma non confuse, vanificate o compresse l’una o nell’altra. Sono processi distinti, complementari, che in molti casi si intrecciano e si rafforzano a vicenda, a condizione che non vengano confusi l’uno con l’altro, pena il fallimento degli uni e degli altri.
Il nostro sito ha già espresso alcune valutazioni iniziali (tutte da approfondire) sulla dimensione europea del voto del 6-7 giugno. Vuoi provare a mettere a fuoco una prima riflessione sulla dimensione italiana di quel voto, a partire dal non raggiungimento del quorum da parte della lista comunista e anticapitalista?
Sento in primo luogo l’esigenza di proporre a tutte/i i militanti comunisti e della sinistra, ovunque collocati, una lettura severa, rigorosa, ma non disfattista del mancato raggiungimento del quorum. E sento il dovere di chiedere ai dirigenti comunisti ( di ogni livello: di Circolo, di fabbrica, di Federazione e nazionali) di non disorientare, di respingere ogni sentimento di abbandono e delusione ma, al contrario, di sollevare lo stato d’animo, di rincuorare, di richiamare all’impegno e alla lotta. Guai a noi se lasciassimo passare, nonostante le obbiettive (e comprensibili) difficoltà politiche e psicologiche del momento, uno stato d’animo di rinuncia o di resa. Saremmo degli strani rivoluzionari se bastasse uno 0,6% per cento di voti in meno (la cui portata certo non sottovaluto), per farci abbandonare un progetto politico che ha una dimensione strategica, vorrei dire persino una sua proiezione storica.
Se avessero fatto così le poche migliaia di militanti comunisti italiani rimasti a combattere nell’Italia degli anni Venti e Trenta, non vi sarebbe stata alcuna Resistenza popolare negli anni successivi.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Giugno 2009 13:05
COMUNICATO STAMPA: In Sardegna le forze comuniste e anticapitaliste hanno sollevato la testa.
Di fronte ad un dato nazionale ed europeo che non lascia spazio ad interpretazioni ottimistiche e che conferma come lo stato di crisi mondiale è il presupposto per la rivincita delle destre, dobbiamo leggere i dati della nostra Regione come un segnale positivo.
La lista comunista e anticapitalista, in Sardegna, ottiene il 4,80% dei consensi pari a 26.429. Anche i giovanissimi candidati scelti per la campagna elettorale ottengono dei risultati molto positivi e incoraggianti. Laura Stochino (7395 preferenze in Sardegna e 953 in Sicilia), Alessandro Corona (5341 preferenze in Sardegna e 412 in Sicilia). I due candidati sardi ottengono risultati soddisfacenti nonostante il boicottaggio mediatico attuato dai giornali sardi che non hanno dato spazio alle loro voci.
In questo mese abbiamo toccato le piazze di tutta la Sardegna portando i nostri temi e lavorando insieme per costruire un progetto politico nuovo e di unità della sinistra.
Pensiamo che da questo dato si debba ripartire per dire che i comunisti e le comuniste sarde non si arrendono, che l’unità a Sinistra è un’urgenza democratica e che il futuro delle nostre organizzazioni è in mano alle giovani e ai giovani militanti che in questo ultimo mese hanno impegnato tutto il loro tempo nel conseguimento di questo obiettivo.
Alle compagne e ai compagni e a tutti coloro che hanno contribuito a questo buon risultato elettorale in Sardegna, vanno i nostri più sinceri ringraziamenti.
LAURA STOCHINO
ALESSANDRO CORONA
Ultimo aggiornamento Martedì 09 Giugno 2009 20:27
Europee 2009: istruzioni per il voto
Scritto da Simone Pisano
Venerdì 05 Giugno 2009 09:21
Europee 2009: istruzioni per il voto
Quando Nel territorio italiano si vota sabato 6 e domenica 7 giugno 2009 I seggi saranno aperti sabato 6 giugno dalle ore 15 alle ore 22 e domenica 7 giugno dalle ore 7 alle ore 22.
Cosa occorre Per chi vota in Italia: devi portare con te la tessera elettorale e un documento d'identità valido. Gli uffici elettorali comunali, al fine di rilasciare le tessere elettorali non consegnate o i duplicati delle tessere in caso di deterioramento, smarrimento o furto dell'originale, restano aperti da lunedì 1 giugno a venerdì 5 giugno dalle ore 9 alle ore 19, sabato 6 giugno dalle ore 8 alle ore 22 e domenica 7 giugno dalle ore 7 alle ore 22. Chi vota all'estero può trovare maggiori informazioni cliccando su: http://unaltraeuropa.eu/come_si_vota.php
Come si può esprimere il voto Per esprimere un voto valido devi fare una croce sul simbolo prescelto. Puoi esprimere anche delle preferenze, fino ad un massimo di tre, indicando i cognomi dei candidati prescelti negli appositi spazi accanto al simbolo. Nella circoscrizione dell'Italia insulare (Sicilia, Sardegna) la scheda è di colore rosa. La lista completa dei candidati della Lista Comunista è disponibile cliccando su: http://www.unaltraeuropa.eu/candidati.php
Chiusura campagna elettorale
Questa è la nostra ultima comunicazione prima del silenzio elettorale.
Oggi (venerdì 5 giugno) si chiuderà la campagna in Sardegna con un comizio in piazza a Laconi (ore 18). Parteciperanno Laura Stochino e Alessandro Corona (candidati sardi alle elezioni europee nella Lista Comunista - Sinistra europea) e Paolo Pisu (ex consigliere regionale del Partito della Rifondazione Comunista).
Terminiamo questa email con i tre video dei messaggi di fine campagna, e con l'appello al voto per la Lista Comunista (che in queste ultime ore ha ricevuto anche il sostegno di Valdo Spini). Buona riflessione sul voto, e... SU LA TESTA!
«Voto comunista nel modo più chiaro e più netto che oggi in Italia mi è dato»
di Dino Greco e Cosimo Rossi
su Liberazione del 31/05/2009
Intervista a Pietro Ingrao
«Forse sbaglio, devo capire meglio: ma il cammino della mia vita e però anche tante lotte che ho vissuto intensamente insieme con Fausto mi sembra che seguivano visioni del mondo diverse dal tanto peggio tanto meglio . E mi interrogo su quale è il mutamento in campo che chiama Fausto a questi nuovi pensieri". Un sorriso spontaneo si allarga in volto a mitigare le parole di Pietro Ingrao, di quei sorrisi paterni che esprimono un'incredulità piena di benevolenza, come sono anche il suo affetto e l'attuale dissenso nei confronti di Fausto Bertinotti e delle sue notazioni (in una intervista all' Unità del 7 maggio scorso) a proposito della necessità di far "tabula rasa" della sinistra, cosicché possa rinascere "come una fenice" dalle proprie ceneri. Una provocazione, ma tutt'altro che astratta. E men che meno improbabile. Domando a Ingrao che pensa. Voglio riflettere. Fausto evoca questioni di prospettiva e di teoria ardue, di grande portata. Io non ho sicurezze sui fondamenti dei temi che solleva. Avrei da porgli domande, forse anche su nodi teorici. Ma sento qualcosa che mi chiama altrove: come se non avessi tempo. Fra giorni l'Europa va al voto e tante cose intorno a noi ci dicono come la prova sia pesante.
Temi che ci sia indifferenza sul voto? Temo che molti non abbiano chiari la portata di questo voto e lo stato delle cose in cui avviene. C'è una crisi dell'economia mondiale che qualcuno paragona a quella fatale del 1929. E l'Italia è fra i paesi più esposti: questa Italia che a capo del governo ha oggi un conservatore, per non dire un reazionario di sette cotte. Non mi turbano le sue relazioni con la giovinetta Noemi, che mi sembrano così melanconiche, persino patetiche. Mi spaventa il deficit di iniziativa, l'arretratezza del suo sguardo di fronte all'incalzare della crisi mondiale. Questo è il Berlusconi che nuoce alla nazione, e che tuttavia porta a casa un mucchio debordante di voti. Tale è oggi la situazione drammatica del potere pubblico in Italia, da cui vengono le mie ansie.
Dino Greco e Cosimo Rossi Primo punto: temo l'assenza dal voto, l'astensione. Mai come in questa ora difficile abbiamo bisogno che votino in tanti, e che votino bene. E non solo perchè dobbiamo dare un colpo a questo governo conservatore oggi così ampiamente maggioritario nel Paese, ma perchè oggi - ora assai più di ieri - abbiamo necessità di un peso e di un volto nuovo dell'Italia in Europa Abbiamo bisogno di un voto italiano che incroci nel nuovo Parlamento europeo le correnti progressiste, capaci di leggere il capitalismo mondiale che ora abbiamo dinanzi, nella dubbia e oscillante fase che esso attraversa. E qui l'oggi ha bisogno di un sapere antagonista che sappia intendere i nuovi terremoti che segnano l'Occidente, l'Asia e l'Africa. Provincialismi non ci sono più permessi. Berlusconi è un piccolo reazionario di fronte a queste enormi scadenze. Scopre adesso - meno male! - che il Parlamento italiano è pletorico. E che iniziativa ha preso - da premier! - per snellirlo e articolarlo? E sa dare una lettura moderna e attiva del sindacato e del conflitto di classe? E se non fa questo di che futuro parla?